FILASTROCCHE..DI CARNEVALE

CARNEVALE PER LE VIE
A Carnevale per le vie,
sfilan le maschere con melodie.
I bambini han le trombette
cappellini e bombolette:
suoni di qua, schiuma di là,
ce n’è per tutti a volontà.
Tra le tante mascherine
ce ne son di birichine,


fra la gente si intrufoleran
e mille scherzetti a ognuno faran.
Tutti ridono a crepapelle,
mentre mangian ciambelle e frittelle.
In questo giorno di Carnevale
tutti, si sa, la gioia assale.
Niente pensieri, niente tristezza,
ma solo tanta spensieratezza.

CARNEVALE PAZZO
Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
una montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve e beve e all'improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è ritornato


MASCHERINE
Mascherina sbarazzina
col cappello da fatina
con in mano la bacchetta
ed i coriandoli in borsetta.

Dietro l'angolo nascosta
nel costume che confonde
ti trasformi in altra cosa
è un incanto che sorprende.

Tu non parli, non ti mostri
accompagni i tuoi messaggi
con coriandoli e con lazzi
nel mistero dei linguaggi.

Mascherina sbarazzina
carnevale ogni giorno
nei misteri della vita
quel mistero che ritorna.
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MASCHERE TRADIZIONALI E LE LORO ORIGINI

Il Carnevale è il periodo di festa tra l'Epifania e il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica. Per molto tempo si è creduto che l'origine del termine Carnevale derivasse da "carne levare", ovvero prepararsi al digiuno quaresimale. Ed il fatto che per 40 giorni si dovesse digiunare per fede e per prepararsi alla Pasqua, doveva risultare non poco pesante per un popolo che già il digiuno lo faceva "forzatamente" per tutto l'anno. Dunque trascorrere un certo periodo prima della quaresima spensieratamente, per forza di cose doveva rappresentare quella valvola di sfogo per evitare che la gente, già in condizioni di estrema povertà, potesse trovare sfogo in rivolte. Il Carnevale è una festa allegra e divertente. Ci si può vestire come si vuole, ma un po’ di tempo fa, le maschere tipiche erano quelle come Arlecchino, Colombina, Pulcinella, ecc. In questo periodo c'è molta euforia e la gente va per le strade e le piazze divertendosi. I veri giorni in cui si svolge il Carnevale sono il giovedì e il martedì "grasso". In Italia ci sono dei Carnevali molto famosi, ad esempio quello di Venezia, o quello di Viareggio. Durante i giorni del Carnevale, in queste città, si festeggia con maschere, carri che raffigurano personaggi famosi, coriandoli e stelle filanti.

LE MASCHERE ITALIANE DEL CARNEVALE
PULCINELLA
Nato a Napoli, è di umore mutevole e pauroso. Ha un carattere poco affidabile e cerca di uscire dalla situazione in cui si è cacciato con ogni mezzo a disposizione. L’unico suo affanno è procurarsi il cibo, per il quale è disposto a raccontare bugie, rubare e farsi prendere a bastonate. Il suo ruolo spesso cambia: servo, capitano, vecchio, o falegname; qualsiasi sia il mestiere, il suo ideale di vita è il dolce far niente. Porta una camicia bianca con lunghe maniche che coprono le mani e un cinturone nero alla vita che mette in evidenza il pancione. I pantaloni sono molto ampi e morbidi. La sua maschera è nera con un grande naso aquilino.
PANTALONE
Pantalone è una delle più antiche maschere veneziane. Piange sempre miseria ed è alla costante ricerca dei ''bezzi'', come erano chiamati i soldi di quell’epoca. Pantalone è un mercante ricco, avaro e pedante. I suoi servi patiscono la fame, perché ha la strana abitudine di cacciarli proprio quando è il momento di mettersi a tavola. Sulla scena gironzola con le braccia dietro la schiena, infila ovunque il naso adunco senza smettere di chiacchierare. Indossa casacca, pantaloni e calze rosse (tipico colore del mercante veneziano). Il cappello è nero, soffice e senza tesa. Indossa una sopravveste nera, ampia con maniche molto larghe, delle ciabatte senza tacco, con punte rivolte verso l’alto, come si usa in Oriente. La sua maschera ha il naso a uncino e una barbetta.
BALANZONE
Balanzone rappresenta il simpatico dottore che usa un linguaggio apparentemente colto, ma in realtà insensato. Ha sempre la testa fra le nuvole, come stesse pensando a cose importantissime. E’ molto sensibile al fascino femminile, ma non è mai ricambiato. E’ burbero ma bonario, grande apprezzatore della succulenta cucina della sua città natale, Bologna. Indossa un abito nero, con polsini e gorgiera bianchi. Sulle spalle porta un’ampia toga. In testa porta un grande cappello nero con tesa larga rigirata. Tiene sotto braccio libri e manoscritti. La maschera che porta è nera e copre soltanto la fronte e il naso, quasi a sottolineare la sua grande intelligenza e cultura. Porta gli occhiali.
BRIGHELLA
Nasce nei quartieri ricchi di Bergamo. Il suo nome deriva dal verbo brigare, che definisce un comportamento dispettoso. Sulla scena è spesso in contrasto con Arlecchino ma si rivela però più furbo, pronto a beffare il padrone, solitamente impersonato da Pantalone. E’ molto abile nel suonare, ballare, cantare e indossa una casacca su ampi pantaloni decorati con nastri verdi. Ha una maschera a mezzo volto che può essere di colore verde oliva, bordeaux o nera. I fori per gli occhi sono ampi, per permettere di cogliere il suo sguardo malizioso.
ARLECCHINO
Nasce in uno dei quartieri più poveri di Bergamo ed è tra le maschere più conosciute. Rappresenta un servo in cerca di una vita migliore. E' ingenuo e credulone e per non mettersi nei guai non esita a ingannare, tradire, raccontare bugie e fare dispetti. Poi si dispera e si consola con grande rapidità. Si trova sempre in mezzo ai guai mentre è alla ricerca disperata di cibo. I suoi movimenti rapidi, il modo di parlare cantando e il tono stridulo della voce divertono chi lo segue. Indossa pantaloni aderenti e giacca sfiancata con toppe multicolori. Porta, attaccati alla cintura, il "batocio" e la "scarsella". Il "batocio" è un bastone a forma di spatola che veniva utilizzato dai bergamaschi per girare la polenta nel paiolo e per condurre le vacche al pascolo e che usa nelle zuffe. La "scarsella" è una piccola borsa dentro la quale tiene il pane, i soldi e la lettera del padrone da recapitare. In testa porta un cappello di feltro con un codino di coniglio in ricordo di un passato di cacciatore. In viso calza una maschera nera che non toglie mai.
COLOMBINA
E’ la più conosciuta tra le ''servette''. Nata a Siena, sulla scena è spesso moglie o fidanzata di Arlecchino, ma anche se viene corteggiata dal padroncino o dai suoi amici, rimane fedele allo sposo o al fidanzato. Favorisce gli intrighi amorosi della sua padrona, raggirando il padre burbero e severo. Consegna bigliettini segreti e organizza incontri lontani da occhi indiscreti. Talvolta è bugiarda ma sempre a fin di bene. E’ civetta, intelligente, furba e chiacchierona. Veste un corpetto e un’ampia gonna a balze e ha un grembiulino provvisto di tasche in cui infilare i biglietti d‘amore. Sul capo porta una ''crestina'', il fazzolettino tipico delle cameriere, fermato da un nastro.
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CREARE E GIOCARE CON LE MASCHERE DI CARNEVALE.....

Qualche idea per mettere al bando i costosi costumi, già pronti al supermercato, dei paladini dei cartoni animati del momento e che non lasciano alcuno spazio alla fantasia! Preprate le mascherine con le idee che vi indichiamo in questa pagina, ma non dimenticate che anche un pò di trucco è importante: disegnate e colorate il viso con qualche dettaglio in linea con la mscherina. Per il costume basta qualche oggetto di riciclo... un vecchio ombrellino per una damigella dell'ottocento, un gilet e una pistola giocattolo per il cowboy, un mantello nero per zorro, un vecchio vestito lungo estivo della mamma per la fatina, vecchie collane, un cappellino di paglia ecc. Potete anche usare carta crespa colorata, carta stagnola e carta velina per realizzare mantelli, tutù di ballerine, cappe da peter pan, vestiti da uomo spaziale e quant'altro vi suggerisce la fantasia!
Da una mascherina bianca...
Stampate la mascherina bianca cliccando qui e ritagliate la mascherina, con le forbici con le punte arrotondate. Incollate su un cartoncino e ritagliate anche il cartoncino della medesima forma.
La mascherina potrà essere decorata in mille modi: i più piccoli possono colorarla con pastelli, pennarelli e matite, dando vita alle mascherine più stravaganti...
I più grandicelli possono incollare la forma su un cartoncino colorato, anzichè bianco, quindi decorare la maschera di carnevale con la tecnica del collage, secondo il personaggio da rappresentare: dal pagliaccio con ritagli di carta e riviste multicolor, a piume e stoffe morbide per damigelle dell'ottocento, polverine dorate applicate a colla per fatine e maghette, stelline, bottoni, sottotorte... piume colorate per l'indiano e una Z dorata sulla maschera di cartoncino nero di zorro...
E per i più artisti, largo alla fantasia con i cartoncini colorati: disegnate la forma che più vi piace, dal pinguino alla giraffa, decorate e il gioco è fatto!
Una volta pronte le mascherine, legate alle estremità del filo elasticizzato (in merceria) chiudendo bene con un nodino.
Con un piatto di carta
Un'altra idea, perfetta anche per una festicciola di bambini: giochiamo a realizzare maschere per carnevale con i piatti di carta!
Servono solo colla, forbici con la punta arrotondata e fantasia!
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L'INTENTO DEI LABORATORI CREATIVI: DISEGNARE,COLORARE,COSTRUIRE

L'intento dei Laboratori creativi è quello di fornire un percorso guidato ai bambini in età scolare, con una sperimentazione personale, un'esperienza conoscitiva che parta da alcune suggestioni artistiche e proponga l'arte come gioco, curiosità. Le tecniche e le regole sono estratte da opere d'arte visiva di qualunque epoca antica o recente e vengono presentate sotto forma di gioco, con spiegazioni più visive che verbali. I bambini sono liberi di scegliere la tecnica che più piace, di sperimentarne anche più di una, e non viene dato loro nessun tema da svolgere. La conoscenza attraverso la sperimentazione stimolerà una progettazione creativa completamente libera.

E' proprio l'esperienza visiva e manuale che avvicinerà a tali linguaggi, attraverso una molteplicità di sollecitazioni che educheranno il bambino al linguaggio dell'arte fornendogli spunti sui caratteri tattili di oggetti e materiali, sull'espressività delle forme, sul rapporto con la musica e suggerendogli un modo di conoscere e di procedere che egli stesso sperimenterà realizzando da sè le sue opere.

La sperimentazione di materiali, strumenti e tecniche, l'osservazione della natura e l'allargamento della conoscenza plurisensoriale aiutano i bambini a comunicare meglio attraverso il linguaggio delle immagini.

Non si tenderà quindi a fare imitare un'opera o a ricrearla ma piuttosto a fornire spunti creativi che il bambino rielaborerà, evitando un'assimilazione passiva e provocando invece la mobilitazione verso suggestioni creative che potenzino i percorsi originali insiti in ogni bambino.

La conoscenza di questi elementi formativi del linguaggio visivo concorrerà a formare individui capaci di esprimersi anche nel campo delle comunicazioni visive di cui l'arte è lo stadio più alto e personale. La sperimentazione memorizza facilmente i dati e abitua all'osservazione piu esatta delle opere d'arte.


Disegnare, colorare, costruire


Giocare con la carta
Quanti tipi di carte ci sono? Cartoni, veline, carte lucide, argentate, trasparenti… è la qualità della carta che suggerisce nuove idee. La manipolazione della carta per scoprire cosa si può fare con un foglio strappato, piegato, arrotolato, sfrangiato, bucato… La tecnica dello stencil, buchi nel foglio, sagome ritagliate e merletti di carta.

I formati
Ogni spazio possiede una sua poetica. Fogli di forme diverse suggeriscono soggetti nuovi: formati orizzontali, formati verticali, forme circolari, i formati nell'architettura, i formati piccolissimi e grandissimi, le forme vuote, formati riuniti insieme…

I segni
E' il segno che fa il disegno. Strumenti diversi producono segni diversi e con lo stesso strumento si possono tracciare segni diversi secondo la pressione, la velocità e il supporto su cui viene tracciato il segno. Segni sottili, grossi, scuri, chiari, vaporosi, decisi…

Il colore
Quanti rossi ci sono? Rosso carminio, vermiglio, magenta, arancione, mattone, violaceo… e poi chiarissimo, scurissimo, eccetera. Mettiamo assieme tutti i rossi, tutti i gialli, tutti i verdi, tutti i … Si possono fare dei dipinti con un solo colore alla volta. Un colore può avere molti aspetti. Uno alla volta tutti i colori saranno esplorati.

Il collage
"Non è la colla che fa il collage" disse un giorno Duchamp. Qualunque cosa incollata assieme a caso non è un collage nel senso aristico che ha questo termine. Sarebbe come, nel caso della pittura, confondere la tavolozza col dipinto. I bambini faranno collage solo con carte senza colore ma di ogni tipo, poi opereranno con ritagli di carte, con cartoni ondulati e no, per conoscere le possibilità comunicative di ogni materiale per poi, alla fine, usarlo anche mescolato.

Il divisionismo
Sul piano di lavoro i bambini troveranno delle vaschette con i colori primari per giocare al divisionismo: si divertiranno a comporre delle superfici con due colori diversi e poi le guarderanno da lontano per vedere se si vede un altro colore che non hanno usato.

I libri illeggibili
Il libro comunica non solo con le parole e con le immagini, ma anche con i materiali, i formati, i segni, il colore. Alla scoperta del libro come oggetto. Ognuno può costruirsi un piccolo libro con carta bianca, colorata, trasparente… Le pagine si possono tagliare, piegare, sfrangiare, bucare… Libri per tutti i sensi che contengono sorprese tattili, visive, sonore. Libri alfabeto per giocare con i segni e le parole.

Disegnare un albero
Finalmente l'inverno è finito e dalla terra, dove era caduto un seme, sbuca un filo verticale verde. Il sole comincia a farsi sentire e il segno verde cresce. E' un albero, ma nessuno lo riconosce adesso, così piccolo. Man mano che cresce però, si ramifica, ogni anno gli spunteranno le gemme sui rami, dalle gemme sbucheranno altri rami, dai rami altre foglie… C'è una regola in questo gioco, che dice: "distruggendo il modello resta la regola".

Lontano e vicino
I bambini di tutto il mondo dipingono con tutti i colori sempre in primo piano. Gli adulti pensano che sia molto difficile spiegare ai bambini che cos'è la prospettiva cromatica. Ma siccome si tratta di un fatto visivo, è sbagliato cercare di spiegarlo a parole: diventa complicatissimo. Se invece lo si fa vedere, lo si comunica visivamente, allora tutto diventa facile. Diventa il gioco del lontano e vicino.

Le forme componibili
La conoscenza della modulazione dello spazio e della combinazione delle forme componibili è utile alla formazione razionale del pensiero, lasciando libera la fantasia di comporre i moduli come si vuole. Nel laboratorio delle forme componibili verranno proposte molte serie di moduli diversi, basati su regole diverse, che possono dare tante possibilità di comporre. Se poi si aggiunge anche la componente del colore i giochi vanno all'infinito.

Le textures
Carta vetrata, reti metalliche, gomme a rilievo, vetri stampati, tessuti, intonaci, per creare nuove immagini attraverso la tecnica del frottage. Che differenza c'è tra una palla di legno, un'arancia, un gomitolo e la luna? Ammesso che siano tutte di uguale dimensione, noi potremmo dire che sono tutte delle sfere ma che si differenziano per la natura della loro superficie. La texture è quindi una caratterizzazione di una superficie piana o plastica.





Rose nell'insalata
Che immagine viene fuori se sezioniamo una piantina di lattuga e ne usiamo il gambo come timbro? Vengono fuori delle rose con grande meraviglia dei bambini. Basta cominciare a sezionare e timbrare sedano, cipolle, peperoni, finocchi, cavoletti, pomodori…

Disegnare l'acqua
Disegnare l'acqua, si fa presto a dirlo, ma quale acqua possiamo disegnare? Per disegnare una grande distesa di acqua calma basta una linea orizzontale: sopra c'è il cielo e sotto tutta acqua. Per disegnare una grande onda che si infrange dividendosi in mille gocce contro uno scoglio, ci vuole molta abilità, osservazione, mestiere, conoscenza di come si muove una massa d'acqua. E poi l'acqua non è mai la stessa, a volte è leggerissima, a volte è dura come il ghiaccio, a volte impalpabile come il vapore acqueo…

Con un foglio di carta
Solo fogli di carta. Che cosa possiamo fare, se abbiamo voglia di inventare delle forme e delle immagini e non troviamo né pennarelli, né pastelli, né colori a tempera? La carta si può piegare, strappare, tagliare, bucare, appallottolare, accartocciare, bagnare, arrotolare, intrecciare, incastrare…

DE'CUPAGE...PER GRANDI E PICCINI.....

Molto di moda negli ultimi anni, ha le sue origini nell''800 quando , grazie alla stampa, iniziarono a circolare quelle immagini tanto care a noi tutti.
Oggi esistono libri che ci raccontano come si realizzano questi lavori e addirittura si possono trovare interi fogli con disegni di tutte le dimensioni da ritagliare e posizionare.
Immagino una ragazza del tempo della regina Vittoria intenta ad intagliare qualche romantico mazzolino di fiori da applicare poi su una scatoletta di latta magari un po' rovinata dall'uso.
Ma forse il decoupage prende origine solo dal desiderio di abbellire. Allora mi pare più facile pensare alle origini legate al collage.
La tecnologia ha poi realizzato prodotti straordinari sia come base sia per realizzare il manufatto e a noi non resta altro che correre in una ferramenta o in una cartoleria fornita ed iniziare l'opera.
Forse però sarà meglio cominciare con un oggetto a portata di mano, magari un po'...vissuto e avanzi di carta da regalo. Dopo aver migliorato il tratto del ritaglio e la composizione possiamo iniziare "sul serio".
Non dimenticate che l'ingrediente fondamentale è la creatività!
Collage e decoupage sono tecniche molto adatte ai bambini che possono sbizzarrirsi fin dalla più tenera età e con poca spesa si possono trascorrere pomeriggi indimenticabili ed allenare anche il "senso" del riciclaggio.
Di seguito vi darò alcuni brevi consigli e vi mostrerò le belle immagini dei lavori di Tiziana, un'insegnante siciliana e dei lavori fatti dai ragazzi nella mia Scuola.

OCCORRENTE
Tantissima creatività, colla tipo vinavil, pennelli piatti di buona qualità, ritagli di carta, oggetto da decorare, magari recuperato, acqua, flatting, forbici e taglierina.
Carta: fotocopie, carta da regalo, carta da stencil ma non deve essere troppo spessa per il volume e troppo lucida.
Preparazione: inserire in una bacinella d'acqua per qualche secondo per renderla più porosa.
Si possono utilizzare anche stoffa e merletti.
Taglio: con forbicine, magari da decoupage con punte curve, taglierina..Se il disegno va "segmentato" segnate i punti di raccordo, anche sull'oggetto, con una matita grassa e tanta leggerezza.

DOSE COLLANTE
Sciogliere 5 parti di colla e 1 di acqua; più la carta è porosa e meno acqua aggiungere.

COME SI FA
Spennellare la colla diluita sul retro dell'immagine. Posizionare ed, evitando le bolle d'aria, far aderire perfettamente. stendere una mano di colla e quando è asciutta un'altra...fino a che non si colmi, almeno in parte, il livello esistente tra il disegno e l'oggetto. Uno dei vantaggi del vinavil è che diventa una pellicola trasparente. Attenzione ai peli e alle strisciate! A questo punto siamo pronti per la RIFINITURA: più mani di flatting (sempre quando una è asciutta passare all'altra, magari ad intervalli di un giorno). Anche questo serve per colmare la distanza con la superficie dell'oggetto. Su pareti e tessuti non eseguire! Alternativa: il craquelé.


IL CRAQUELE'
E' la rifinitura che antica il lavoro. Si possono ottenere crepe di tutti i tipi. La prima cosa da fare è stendere sull'oggetto finito una mano di flatting ad olio ed attendere che diventi appiccicoso se lo pressate un poco. A questo punto entra in scena la vernice screpolante (o la gomma arabica) che va stesa con un pennello schiacciato di ottima qualità, senza lasciare peli!!! Trascorsa 1 ora e mezzo o 2 appariranno le crepe. Se il flatting è più asciutto ci saranno crepe più sottili:
Per le crepe più grosse il flatting deve essere meno asciutto. Determinanti anche la temperatura dell'aria, l'umidità...insomma non possiamo prevedere il risultato finale e forse questo è uno dei motivi di maggior fascino di questa tecnica.
La bellezza del craquelé è proprio nella evidenza particolare che hanno le crepe grazie ad un "aiutino". Basta stendere con un panno una piccola quantità di colore ad olio (ocra, terra d'ombra o nero), eliminando con cura l'eccesso cioè tutto il colore che non è penetrato nelle crepe. In questo modo si evidenzieranno tutte le sfumature.
A questo punto abbiamo quasi terminato il lavoro: stendete una mano di flatting di tipo trasparente o effetto cera, se preferite l'anticato più soft.
IDEE PER CREARE QUIZ PER BAMBINI DI TUTTE LE ETA'!

I NOMI DEI SETTE NANNI
(PISOLO BRONTOLO EOLO CUCCIOLO DOTTO GONGOLO MAMMOMOLO)
COME SI CHIAMA L'AMICA DEL PADRE DI NEMO?
(DORI)
DI CHI S'INNAMORA CIUCHINO NELLA STORIA DI SHREK?
(DRAGO)
QUANTI SONO E COME SI CHIAMAMNO I TELETABIS?
(DIXI TINKIWINKI LALA POO)

IN QUALE CITTA' SI TROVA LO ZOO DI MADAGASCAR?
(NEWYORK)
I QUATTRO PROTAGONISTI DEL MADAGASCAR BARCANO SU UN'ISOLA,CHI LI SALVA DALLA LORO SVENTURA?
(PINGUINI)
CHE ANIMALE E' CALIMERO?
(CANARINO)
I COMPONENTI DELLA FAMIGLIA SIMPSON QUANTI SONO E COME SI CHIAMANO?
(SONO 5:BART LISA MAGGHIE OMER MARGE)
QUALE FIUME ATTRAVERSA ROMA?
(TEVERE)
5 CITTA' CHE INIZIANO CON LA LETTERE L!!!
DOVE SI TROVANO LE PIRAMIDI?
(EGITTO)

HA LE ALI MA NONO LE PIUME VOLA NELL'ARIA MA NON CINGUETTA CHIE E'?
(AEREO)
SONO PICCINA E O I CORNETTI
CORTI CORTI FACCIO I PASSETTI
NONO CONSCO MAI LA FRETTA
CON ME PORTO SEMPRE LA CASSETTA.
INDOVINA CHI SONO????
(LUMACA)

ALTO LA' BAMBINO MIO PERCHE' ROSSO SONO IO
QUANDO GIALLO MI VEDRAI
PER UN PO' TI FERMERAI
QUANDO VERDE AL FIN SARO'
IO PASSAR TI LASCERO'
COSE'?
(IL SEMAFORO)
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LA STORIA DELLA PIZZICA PIZZICA E TARANTA SALENTINA

TARANTISMO e PIZZICA PIZZICA: l’euforia e la mitificazione
La cura dei disagi psichici o fisici attraverso la musica e la danza ha sempre destato vivo interesse, perché significa percorrere strade diverse dalla medicina ufficiale e sancire l’esistenza di una pluralità di culture della sanità.

Se poi si aggiunge – come nel tarantismo meridionale e nell’argismo sardo – la pregnante componente mitico-simbolica e magico-religiosa della taranta e della coreoterapia, allora il tema si fa persino affascinante; infatti per secoli il fenomeno ha “intrigato” molti medici, viaggiatori stranieri, artisti ed ecclesiastici, i quali, spinti dalla curiosità o per ragioni
di studio, si sono recati in Puglia per constatare di persona il fenomeno.
Quasi del tutto estinto il tarantismo, nonostante permanga forte la sua memoria, il Salento si trova oggi a reinterpretare il ruolo della terra del mito aracnideo. Un inaspettato e al contempo costruito entusiamo stanno trasformando musica e danza della zona in prodotti alla moda pronti per essere commercializzati. Attorno al ballo – la pizzica – considerato erroneamente come l’unico capace di “guarire” o di provocare supposti effetti di estraneazione (trance, possessione, esorcismo, endorcismo, ecc.), si è creato un movimento consistente di nuovi “devoti”, con le proprie liste informatiche, i raduni, gli idoli, i feticci, il mercato.
Ma se si vuole scavare nel profondo per dare sostanza filologica alla reale pratica dei balli in Puglia e al loro uso ritualizzato, allora diventa obbligatoria la ricerca etnografica, che in realtà pochi praticano metodicamente. Insomma, quali erano le pizziche eseguite realmente dagli anziani? Quali le differenze tra la forma ludica e quella terapeutica? In quali contesti e in quali forme si ballava nei secoli precedenti? La pizzica pizzica può essere ancora un ballo scatenante e liberatorio? Queste alcune delle domande che numerosi giovani ci rivolgono di frequente.<

LA PIZZICA PIZZICA
Dal 1980 stiamo perlustrando con varie campagne di indagine la tradizione del ballo in Salento (1980-82, 1988, 2000-2006) alla ricerca delle diverse forme di danza e, via via che la ricerca si allarga anche alle altre province pugliesi, il quadro va facendosi sempre più chiaro e complesso, confortato da documenti cine-video talora sorprendenti.
Area di diffusione e stato di conservazione. Dal Salento, al Tarantino, a tutto il Barese, dal Materano all’area ionica della Basilicata era diffuso sino all’ultima guerra il nome della pizzica pizzica per indicare un ballo vivace di coppia, che affiancava o talvolta si confondeva con la tarantella stessa. Legata al rituale terapeutico del tarantismo, la pizzica pizzica compare come termine coreutico nelle fonti solo alla fine del secolo XVIII. Oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è quasi del tutto estinta (fanno eccezioni solo poche località in area non del Salento leccese), i repertori che si recuperano attraverso le testimonianze esecutive degli anziani sono scarni e impoveriti.
L’uso del fazzoletto. Un tempo il ballo prevedeva anche l’invito con la consegna del fazzoletto da parte della persona che iniziava il ballo verso quella che con cui desiderava ballare; di questo uso c’è ancora traccia nella memoria degli anziani salentini. Lo stesso meccanismo di invito avveniva in tutta la regione e ancora oggi avviene in acune aree della Basilicata e della Campania con apposito canto d’invito codificato.

Brevi cenni morfologici.
Dal punto di vista morfologico, i diversi documenti etnografici raccolti in pellicola e in video – grazie alla riesecuzione degli anziani portatori e agli ultimi residui di pratica reale – legano in modo inequivocabile la pizzica pizzica al un più ampio sottogruppo apulo-lucano della tarantella meridionale.

Sul piano strutturale vi è molta analogia fra la varianti di pizzica pizzica e le altre tarantelle dell’area apulo-lucana: la danza, principalmente eseguita in coppia (ma non solo) all’interno di una ronda o cerchio di spettatori, suonatori e ballerini, si compone essenzialmente di ballo frontale e giro; tali figure ricorrenti sono arricchite da rotazioni su se stessi, brevi avvicinamenti confidenziali, giri legati e “mosse” di chiaro riferimento sessuale. Pur prevalendo la formula in coppia mista, la pizzica pizzica può essere danzata anche fra donne e fra uomini. In quest’ultima combinazione la pizzica può trasformarsi in scherma danzata, se i ballatori ne conoscono il repertorio e se si crea quel clima di necessaria scherzosa competizione.

PIZZICA SCHERMA
Nel Leccese, nel Brindisino e nel Tarantino si pratica (in molti centri si praticava) da parte di soli uomini la forma duellata della pizzica, detta appunto pizzica scherma o schermata, oppure più semplicemente scherma. Vi sono modi diversi di schermare e gli schermitori sono spesso legati al mondo carcerario o rom stanziale (ne scrive Gramsci nelle Lettere dal carcere. Si mima il coltello con le dita della mano, molta parte della gestualità risente dei codici schermitòri e di una simbolica tradizionale non sempre di facile lettura . La semantica gestuale è conservata e trasmessa con riserbo o addirittura segretezza. La partecipazione alla danza-scherma aveva modalità settarie e iniziatorie tipiche delle società segrete: infatti un tempo per entrare nella cerchia degli schermitori bisognava aver avuto lezioni da maestri di riconosciuta fama, passare una sorta di rito di iniziazione (conoscenza delle tecniche, delle regole e degli adepti) e godere dell’altrui considerazione, altrimenti si rischiava di essere beffeggiati dagli altri schermitori.
Una forma analoga, pur se diversa nello stile, è oggi presente nella Calabria meridionale, con la tarantella schermata riggitana (non immune da contatti socio-simbolici della ‘ndrangheta). Si hanno comunque tracce di una diffusa presenza un tempo in tutto il sud di questa particolare tipologia coreutica.

LEGGENDA DELLA BEFANA...I RE MAGI...E LA STELLA COMETA

La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell'immaginario collettivo un mitico personaggio con l'aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio.
La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.
L'iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po' di carbone (forse perché è nero come l'inferno o forse perché è simbolo dell'energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell'immaginario popolare e - seppure con una certa diffidenza - molto amato. Fata, maga, generosa e severa... ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia).
La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C'è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l'immagine dell'anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l'usanza di bruciarla.

Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare.

Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana.

Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo.
In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.


La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità.

Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.


I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell'anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati.

In alcune regioni, come il Lazio, la Befana è una figura molto importante ed intorno alla sua festa si svolgono importanti fiere culinarie, ma è anche l'ultimo giorno di vera festa, l'ultimo in cui si tiene l'albero di Natale a casa. Addirittura, in molte regioni d'Italia, c'è l'usanza, anche tra gli adulti, di scambiarsi dei regali più modesti rispetto a quelli del 25 dicembre, oppure, soprattutto tra innamorati, cioccolatini e caramelle.
Filastrocca della Befana

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana!

Per farvi portare i doni dalla Befana c'è un metodo infallibile: dovete appendere al caminetto della casa (ma chi non ha un caminetto può trovare un qual-siasi altro posto, vicino a una porta o a una finestra) la calza più grossa che avete: vedrete che la mattina dell'Epifania la troverete riempita di doni di ogni sorta!



La leggenda della Befana
Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia.
Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.
Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.
Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.



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La Tradizione della Befana
La Befana, tradizione tipicamente italiana, non ancora soppiantata dalla figura "straniera" di Babbo Natale, rappresentava anche l'occasione per integrare il magro bilancio familiare di molti che, indossati i panni della Vecchia, quella notte tra il 5 il 6 gennaio, passavano di casa in casa ricevendo doni, perlopiù in natura, in cambio di un augurio e di un sorriso.
Oggi, se si indossano gli abiti della Befana, lo si fa per rimpossessarsi del suo ruolo; dispensatrice di regali e di piccole ramanzine per gli inevitabili capricci di tutti. Dopo un periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, ora la Befana sta vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici, tradizioni e dell'autentica identità culturale.


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I Re Magi
Nella tradizione cristiana i Re Magi sono magi. La parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
Nell'antica tradizione persiana i Magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina che secondo il Vangelo di Matteo giunsero da oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, ovvero il re dei Giudei che era nato. I Magi provenienti da oriente, ovvero dalla Persia, furono, quindi, le prime figure religiose ad adorare il Cristo, al quale presentano anche dei doni crismali.

La stella cometa dei Re Magi

"La stella, veduta dai Magi, secondo l'opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore"
Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una 'stella nova', una sovrapposizione di satelliti.

Non si può neppure pensare ad una 'stella nova', bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell'area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C.

La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia (21) sembra propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: "Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un'insolita posizione di Giove, l'antica costellazione regale. L'astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l'ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell'anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell'Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una 'grande' congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell'oro), mise in allarme l'intero mondo antico".