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Mercatini di Natale 2010:Napoli
Napoli è la città per eccellenza più famosa e conosciuta per l'arte e la tradizione del presepe. La città ogni anno si riempie di turisti che da ogni parte del mondo si recano in Via San Gregorio Armeno a trovare o solamente ad ammirare delle vere e proprie opere d'arte presepiali realizzate dalle mani di artisti unici al mondo. Troverai tantissime botteghe dove acquistare anche per questo Natale 2010 oggetti e pezzi unici da aggiungere alla tua collezione o da regalare ai cultori del presepe. Il mercatino di Napoli è aperto tutto l'anno anche se è proprio durante l'atmosfera del Natale che diventa ancora più magico ed affascinante!
MERANO
Altri mercatini di Natale 2010 da non perdere sono quelli che come ogni anno si svolgono nella città di Merano. Per questo Natale 2010 l'inaugurazione avverrà il 25-11-10 alle ore 17 e i mercatini si terranno fino al 06-01-11. Troverai 80 espositori che espongono oggetti artigianali di ceramica, vetro, feltro, ecc. Saranno presenti anche tanti prodotti enogastronomici. Gli orari sono dal lunedì al venerdì dalle ore 10.30 alle 19.30; il sabato e la domenica e dal 6 al 10 dicembre dalle 9.00 alle 20.00; il 24.12 ed il 31.12 dalle 10.00 alle 16.00; i giorni 26.12 e 02.01 dalle 10.00 alle 19.30; il giorno 01.01 dalle 12.00 alle 20.00; il giorno 06.01 dalle 10.00 alle 18.00.
Mercatini di Natale 2010:Bressanone
Altro mercatino di Natale 2010 da visitare è sicuramente quello che si tiene ogni anno a Bressanone. Ammirerai e troverai da acquistare per i tuoi regali di Natale prodotti tipici sudtirolesi. Tante sono le proposte carine ed originali di questa città medievale. In Piazza Duomo troverai numerosi stand a partire dal 25-11-10 ore 17.00 (giorno dell'inaugurazione) fino al 06-01-11. Gli orari del mercatino di Natale 2010 sono: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30. Domenica e giorni festivi dalle 9.30 alle 19.00. Il 24 ed il 31 dicembre 2010 dalle ore 9.30 alle 16.00. Il giorno di Natale (25 dicembre 2010) ed il 1 gennaio 2010 il mercatino resterà chiuso.
Mercatini di Natale 2010:Bolzano
Il mercatino di Bolzano è uno dei mercatini più belli e frequentati d'Italia. La calda atmosfera del Natale avvolge completamente la città, luce e suoni ti accompagneranno per le vie del centro di Bolzano. Presso le "Christkindlmarkt", le caratteristiche casette in legno potrai acquistare i prodotti enogastronomici ed artigianali tipici. L'inaugurazione ufficiale del mercatino di Natale 2010 avverrà giovedì 25-11-2010 alle ore 17.00. Il mercatino si terrà sino al 23 dicembre. Gli orari d'apertura sono dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 19.00. Sabato dalle ore 9.00 alle 20.00. Domenica dalle ore 9.00 alle 19.00. Dal 05 dicembre all' 08 dicembre dalle ore 9.00 alle 20.00

La festa che si occupa di questo episodio viene chiamata "Epifania", vocabolo che significa "manifestazione del Signore". In oriente viene chiamata con il vocabolo più appropriato "Teofania", manifestazione della divinità del Signore.
E' in rapporto a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana.
Di queste tre manifestazioni l'episodio dell'adorazione dei magi ha finito col prevalere diventando in occidente l'unico tema della festa, come si deduce dalle omelie del papa S. Leone Magno.
Per divina ispirazione i magi hanno visto in quel bambino, presentato a loro dalla madre Maria, l'atteso delle Genti ed il figlio di Dio.
Con il tempo tale festa ha assunto anche una connotazione missionaria: manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la 'primitia gentium', i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto fortunato, diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo.
Il tema dell' "Adorazione" è diventato uno dei classici nell'arte. Solo due riferimenti tra i tanti. Il primo è il già ricordato sarcofago di Adelfia, dove la scena dei magi si riscontra due volte: sul coperchio e sotto il clipeo. Qui la Madonna appare seduta in cattedra e tiene in braccio il Bambino, che si protende nell'atto di ricevere la corona d'oro gemmata offerta dal primo dei tre Magi. L'altro è il meraviglioso mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna.
Anche in questo caso la data è probabilmente presa da una festività egiziana. Ci narra infatti Epifanio di Salamina (+ 403) che in Egitto nella notte tra il 5/6 gennaio si celebrava la nascita del dio Sole Aion dalla vergine Kore e contemporaneamente si celebrava la il culto del Nilo.
Mito o realtà
Diverse volte in quel giorno la gente mi domanda: "Padre, i re magi sono veramente esistiti o si tratta di una leggenda?".
Vediamo prima il racconto evangelico:
"Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele".
"Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".
"Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese" (Mt., 2, 1-12).
Oltre ai Vangeli 'canonici' (riconosciuti dalla Chiesa come ispirati), ne parlano anche i vangeli apocrifi.
Il Protovangelo di Giacomo, probabilmente anteriore al IV secolo, (cap. 21-23); il Libro dell'infanzia del Salvatore, circa IX secolo, (cap. 89-91); il Vangelo dello Pseudo Matteo, verso il VI secolo, (cap. 16-17); il Vangelo Arabo dell'infanzia del Salvatore, circa la metà del VI secolo, (cap. 7-9); il Vangelo Armeno dell'Infanzia, fine VI secolo, (cap. V, 10) che ci riferisce anche i nomi, accettati poi normalmente nella tradizione. Riporto solo la citazione di quest'ultimo: " Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E' da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell'Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi".
E' anche interessante che il "Libro della Caverna dei Tesori", scritto nel V secolo d.C., ma riferentesi ad un testo siriaco più antico, descrive i Magi come Caldei, re e figli di re, in numero di tre.
Cominciamo dal termine
La parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
Nell'antica tradizione persiana i Magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina. Rivestivano anche un ruolo di primo piano nella religione e vita politica.
L'idea del tempo che ciclicamente si rinnova conduceva il mazdeismo (religione della Persia preislamica) alla costante attesa messianica di un 'Soccorritore divino", il ruolo del quale sarebbe stato quello di aprire ciascuna era di rinnovamento e di rigenerazione dopo la fase di decadenza che l'aveva preceduta. In tal senso il mazdeismo si collega all'attesa messianica. In questa religione si attendevano tre successive, arcane figure di salvatori e rigeneratori del tempo futuro: l'ultimo di essi, il 'Soccorritore', sarebbe nato da una vergine discendente da Zarathustra e avrebbe condotto con sé la resurrezione universale e l'immortalità degli esseri umani. Molte leggende accompagnavano il mito del 'Soccorritore', tra le quali: una stella lo avrebbe annunciato. Tenendo conto di questo contesto culturale, non fa meraviglia il comportamento dei magi nella descrizione di Matteo.
Il nome generico di provenienza, Oriente, può indicare diverse regioni.
La Babilonia, Mesopotamia, dove si studiava specialmente l'astronomia. Si deve tener conto infatti che in seguito alla terribile distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 586, gli ebrei sopravissuti furono deportati in Babilonia, dove rimasero fino alla liberazione da parte di Ciro nel 539. L'influsso ebraico si fece sentire in quella regione, dove tra l'altro anche dopo la liberazione rimasero a vivere diverse famiglie ebraiche, e dove fu compilato il Talmud Babilonese. Sicuramente a Babilonia le attese messianico giudaiche erano conosciute.
Sotto questo aspetto potrebbe trattarsi anche della Siria. Seleuco I tra il 305-280 vi aveva fondato la città di Antiochia e vi aveva concentrato numerosi giudei deportati dalla Palestina
Una terza possibilità è che i magi provenivano dalla Media. Questa si basa sullo storico greco Erodoto secondo il quale i magi appartenevano ad una delle sei tribù della Media ed esercitavano molta importanza a corte. Erano sacerdoti e venivano chiamati astrologi, indovini, filosofi.
Niente di strano quindi che un gruppo di questi studiosi fosse guidato verso la Giudea da una singolare posizione delle stelle, da far presagire qualcosa di 'strano'.
L'episodio dettagliato di Matteo, la domanda di Erode sul 'tempo' del sorgere della stella permettono di interpretare in forma storica e non allegorica l'esistenza dei magi e l'episodio della stella (19)
Ancora lo Stramare ci permette una meditazione, oltre la curiosità: "Perché Matteo avrebbe usato il termine 'ab oriente', evidentemente molto generico? Senza scartare come risposta la possibilità che Matteo ignorasse effettivamente la località precisa di provenienza, rimane sempre da considerare la sua chiara intenzione di privilegiare in questo racconto l'universalità, contro il particolarismo nel quale era rinchiusa l'attesa ebraica. L'esattezza geografica, infatti, non avrebbe servito in questo caso allo scopo: la chiamata alla fede sarebbe stata estesa semplicemente ad un altro popolo ben determinato, ma non a tutti" (20).
La stella
Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una 'stella nova', una sovrapposizione di satelliti.
E' difficile accettare l'identificazione della stella con la cometa di Halley in quanto comparsa 12 anni prima della nostra era. Precedentemente era stata avvistata nel 240, 164, 88 a.C.; riapparsa anche nel nostro secolo, nel 1910 e nel 1985/86. Del resto nei cieli della Palestina non è apparsa nessuna cometa tra il 17 a.C. ed il 66 d.C.
Non si può neppure pensare ad una 'stella nova', bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell'area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C.
La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia (21) sembra propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: "Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un'insolita posizione di Giove, l'antica costellazione regale. L'astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l'ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell'anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell'Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una 'grande' congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell'oro), mise in allarme l'intero mondo antico".
Il Prof. Baima Bollone propende per questa possibilità. Si appoggia su conclusioni dell'astronomia che sostiene che la sovrapposizione di Giove con Saturno si verifica ogni 179 anni; nel periodo in esame avvenne proprio nel 7 a.C. e per ben tre volte: 29 marzo, 3 ottobre, 4 dicembre nella costellazione dei Pesci, secondo i calcoli di Keplero. "Betlemme si trova a pochi chilometri da Gerusalemme, proprio nella direzione in cui la luce nella costellazione dei Pesci poteva essere percepita da viaggiatori che giungessero da Oriente. Tradizione, documenti archeologici e calcoli astrofisici confermano che fu soltanto, ed esattamente nel 7 a.C. che nei cieli della sponda meridionale del Mediterraneo e in Mesopotamia si verificò un fenomeno luminoso nettamente percepibile con gli stessi caratteri di quello dell'episodio dei Magi" (22).
Questa ipotesi sembra affascinante; tuttavia diversi biblisti preferiscono seguire una diversa impostazione.
Il Ricciotti commenta: "In questi tentativi, fuor della buona intenzione, non c'è altro da apprezzare, giacché scelgono una strada totalmente falsa: basta fermarsi un istante sulle particolarità del racconto evangelico per comprendere che quel racconto vuole presentare un fenomeno assolutamente miracoloso, il quale non si può in nessun modo far rientrare nelle leggi stabili di una meteora naturale sebbene rara" (23).
Anche lo studioso Andrés Fernández propende per questa linea: "Altri, infine, sostengono che si trattò di una meteora speciale che non si muoveva secondo le leggi naturali... Dobbiamo preferire la terza ipotesi (questa, dopo quella della congiunzione e di Halley - N.d.A.), l'unica soddisfacente. La stella vista in Oriente si presentava con caratteristiche eccezionali; la sua apparizione non si può spiegare in nessun modo come fenomeno comune ed ordinario; resta pertanto esclusa ogni interpretazione puramente naturalistica... I Magi compresero bene che si trattava di qualcosa al di sopra dell'ordine naturale" (24).
Anche "La Sacra Bibbia", a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma (25) nella Nota al brano di Matteo 2, 2, sostiene la stessa opinione: "La stella, veduta dai Magi, secondo l'opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore".
Le reliquie dei Magi
Una legittima curiosità provoca una domanda: ma poi, che fine hanno fatto i Magi?
Il Vangelo ci informa soltanto che "i magi per un'altra strada sono ritornati al loro paese" (Mt., 2, 12). Altro ufficialmente non sappiamo. Per completare il racconto e rispondere alla domanda non abbiamo fonti certe, ma si devono seguire le tradizioni formatesi nel tempo. Del resto non si deve ritenere inutile la questione dato che nei giorni 19 e 20 dicembre 1998 si è svolto all'Abbazia di Chiaravalle (presso Milano) il convegno: "I tre Saggi e la Stella. Mito e Realtà dei Re Magi", organizzato da Identità Europea.
Una tradizione ci dice che i Tre, dopo la loro conversione, sono stati consacrati vescovi dall'apostolo Tommaso e morirono martiri all'età tra i 106 e 118 anni. Sarebbero stati sepolti in India (dove l'apostolo Tommaso avrebbe predicato) ma in luoghi separati.
Un'altra tradizione invece ci dice che sono morti in Persia e sepolti insieme in una grande tomba. Secondo questa tradizione l'imperatrice Elena (madre di Costantino), venutane a conoscenza, avrebbe fatto trasportare le reliquie a Costantinopoli in una grande chiesa fatta costruire apposta per ospitarle. Tuttavia in questa città a quel tempo non si riscontra un culto in onore dei Magi.
Alcuni storici sostengono che queste reliquie nello stesso IV secolo furono trasportate da Costantinopoli a Milano da Eustorgio, vescovo di questa città.
Altri infine ritengono che le reliquie sono giunte in Italia con le crociate, dato che prima di questo periodo a Milano non c'è traccia di questo culto.
Una tradizione lega il vescovo Eustorgio ai Magi. A Milano fu dedicata in suo onore una basilica; già nell'XI secolo vi si trovava una urna preziosa chiamata 'Arca dei Magi' con una stella sopra un pilastro.
Una cosa sembra certa: nel 1162 si sa che le spoglie dei Magi si trovavano in Lombardia. Infatti in questa data il Barbarossa, che aveva raso al suolo Milano, teneva molto alla conservazione di quelle reliquie per appropriarsene, come garanzia di una particolare compiacenza e protezione da parte di Dio.
Si dice anche che nel XIII secolo i Tartari volessero invadere l'Europa proprio per riprendersi i 'loro' Magi.
La presenza delle reliquie nel capoluogo lombardo è testimoniata anche dal culto che si diffuse nella regione. Solo alcuni esempi: nel 1420 nella Certosa di Pavia su un trittico d'avorio sono inserite ben 26 scena della storia dei Magi; nel 1570 in S. Michele a Pavia si affresca una cappella dei Magi; pochi anni prima a Voghera i cistercensi avevano aperto una abbazia intitolata ai Re Magi.
Queste reliquie nel 1164 da Milano sono state trasportare a Colonia in Germania. Attualmente si trovano in una arca-cattedrale nel Duomo di questa città.
Di questo viaggio ci è giunta una particolareggia descrizione del carmelitano Giovanni di Hildesheim nel 1364. Riporta le 42 tappe segnate dall'arcivescovo Reinaldo di Dassel effettuate per il trasporto dell'urna. Il percorso sarebbe: Pavia (dove si trovava il Barbarossa che aveva ordinato il trasferimento), Vercelli, Torino, Alpi.
E Milano? Solo nel 1903 l'arcivescovo di Colonia inviò al suo collega di Milano alcune reliquie consistenti in qualche ossicino.
Queste almeno sono le notizie tramandateci e confermate dal padre Goffredo Viti, professore a Firenze di storia della Chiesa nella relazione, tenuta al Convegno citato, dal titolo: "La reliquie dei Re Magi. Storia di un cammino in terra lombarda".

Il Presepe (o presepio) significa "stalla" e poi greppia, mangiatoia, per gli animali della stalla.
Deriva dal latino prasesepium o praesaepe (prae = davanti e saepes = siepe, quindi alla lettera recinto limitato da una siepe, ovvero l'ovile, ed in senso ristretto la mangiatoia degli animali da chiuso).
Qual'è l'origine del Presepe?
Il presepe nasce da un'idea di San Francesco d'Assisi che nel 1223 volle ricostruire fedelmente la natività di Gesù con vere persone in una grotta a Greccio, in provincia di Rieti. Il presepe si diffuse ben presto in tutto il mondo; oltre alla rappresentazione con persone vere si passò al presepio fatto con statuine di legno, pietra, gesso, o terracotta.
Esistono alcuni Presepi curiosi?
Nel Museo Nazionale di Firenze possiamo ammirare il prezioso presepe in ceramica di Giovanni della Robbia (1469-1529), che fu il primo a diffondere la speciale ceramica colorata inventata dal celebre padre Luca. L'immagine della Natività ha alcuni particolari nuovissimi per l'epoca: il Bambino porta un dito alla bocca e sono presenti San Giovannino e un pastore con la pecora.
A Cesenatico (in provincia di Forlì), le statue di Gesù, Giuseppe e Maria sono a grandezza umana contornate da statue di angeli e pescatori e posizionati sulle barche nel canale. Attorno non ci sono pecore, ma delfini.
A Predappio (sempre in provincia di Forlì) troviamo invece il presepio più lungo d'Italia: 10 metri di lunghezza nella zolfatara tra le acque sulfuree con 12 grotte e altrettante scene della natività. L'idea di fare un presepe in questo scenario suggestivo è nata nel 1981, quando alcuni speleologi portarono in quel luogo una pianta di Stelle di Natale.

A seconda dell'occasione, si utilizzeranno le frasi di auguri Natalizi informali, le frasi di auguri formali, oppure le frasi divertenti per degli auguri di Natale spiritosi, oppure infine gli auguri di Natale d'amore e sentimentali, gli auguri Natalizi per un amico, per un collega di lavoro, o per una persona che non sentiamo da tempo.
Auguri di Natale informali
•Auguro di cuore a te e famiglia un meraviglioso Natale e un felicissimo Anno Nuovo, con molto affetto!
•Con l'augurio affettuoso che tu possa passare delle feste serene e che ti attenda un felice anno nuovo.
•Con l'augurio che possa essere esaudito tutto quello che desideri. Buone feste e Buon Natale.
•A te e alla tua famiglia gli Auguri di un lieto Natale, pieno di soddisfazioni, di gioie e di amore.
•Che il Natale porti gioia e calore nella tua famiglia.
•Tanti auguroni per un Natale di pace e serenità e un Anno Nuovo ricco di piacevoli novità.
•Il Natale regala sempre una piccola favola ... Ti auguro che queste feste siano ricche di magiche sorprese !
•Che il suono melodioso delle campane avveri i desideri di chi crede ancora nell' amore del prossimo e che porti pace a te e alla tua famiglia. tantissimi auguri di Buon Natale.
•I nostri migliori Auguri di Natale e per l'Anno nuovo. Che il nuovo anno sia semplicemente il migliore che abbiate mai trascorso.
•Tanti cari Auguri per un felicissimo Natale! Un abbraccio.
•A te e famiglia gli Auguri di un lieto Natale, e di un nuovo anno pieno di soddisfazioni nel tuo lavoro, di gioie e di amore.
Auguri di Natale formali
•Auguro a Lei e alla Sua famiglia un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo.
•E' davvero di cuore che auguro a lei e alla sua famiglia un felice Natale e un buon anno nuovo.
•Tanti Auguri di un sereno Natale e Felice Anno Nuovo.
•Le invio i miei più sentiti Auguri di Buon Natale.
•La pace e la serenità del Natale vi accompagnino sempre
•E’ davvero di cuore che auguro a lei a alla sua famiglia un sereno Natale e un felice anno nuovo
•Con l'augurio che il Santo Natale vi porti, fra i doni sotto l'albero, infinita serenità. Buon Natale.
•Buon Natale a lei e alla sua famiglia. Con l'augurio di vivere serenamente ogni momento di questa splendida festa che riaccende il desiderio di condividere e donare.
Auguri di Natale divertenti e spiritosi
•Se qualcuno vestito di rosso ti rapisce e ti chiude dentro a un sacco non preocuparti... probabilmente qualcuno ha chiesto un tesoro a Babbo Natale!
•Non ho la barba e il vestito rosso, ma un dono te lo mando lo stesso. Buon Natale!
•Ti auguro un buon Natale, un felice periodo di festa e una serena ripresa del lavoro... il più tardi possible
•Questi auguri di Natale saranno completamente diversi da tutti quelli che riceverai... BUONA PASQUA!
Auguri di Natale sentimentali
•Buon Natale per ogni cosa che troverai sotto l'albero, per ogni sorriso che ti fara star bene, per ogni abbraccio che ti scalderà il cuore. Auguri!
•Quest'anno il mio Natale sarà ancora più bello, perché ho conosciuto una persona veramente molto speciale.
•Tanti teneri e "coccolosi" auguri al mio amore per un Natale meraviglioso!
•Stamane ho incontrato un angelo e mi ha chiesto: Qual'è il tuo desiderio per oggi? Gli ho detto: abbi cura della persona che leggerà questo messaggio. Auguri.
•Mi piace pensare che il Natale riesca a cancellare le incomprensioni, l'indifferenza, la cattiveria che purtroppo caratterizzano la vita di molti, lasciando posto ad una grande apertura di cuore.
Auguri di Natale per un amico
•Tanti Auguri di Buon Natale a te e a tutta la famiglia; grazie di essermi amico e di essere sempre presente quando serve.
•Tantissimi Auguri di Buone Feste a te e alla tua famiglia! Con sincera amicizia.
Auguri di Natale per ufficio, lavoro, aziendali
•Colgo l'occasione delle prossime feste di Natale e della fine dell'anno per esprimerLe tutta la mia gratitudine per quanto ha fatto per noi.
•La prego di accettare questo ricordo in segno della stima che ho per Lei.
•Molto grata per l'aiuto che mi ha dato a prendere la giusta decisione, voglia accettare i miei più vivi auguri per le prossime Feste.
•Auguri di serene festività, di felicità e pace.
Auguri di Natale per persone che non si sentono da tempo
•Anche quest'anno Natale è arrivato e molte cose sono cambiate. Anche se non ci si vede più tanto spesso, voglio che tu sappia che la nostra amicizia è rimasta immutata per me, e spero che lo sia altrettanto per te. Buon Natale!
•Sei sempre nei miei pensieri: ti auguro Buon Natale e un felicissimo Anno Nuovo.
•Buon Natale da chi non ti ha mai dimenticata.
Auguri di Natale dopo un periodo sfortunato
•Auguriamo a voi tante belle cose, sperando che l'anno che verrà sarà migliore di tutti quelli già trascorsi.
•Ti mando i miei più sentiti Auguri di Buon Natale, sperando siano per te di conforto e consolazione.
•Ti invio i più sinceri auguri di Natale. Spero che con l'aiuto del Signore tutto si sistemi al più presto . Ti sono sempre vicino.
•Tantissimi auguri: che il Natale possa portare nella vostra casa armonia, pace e serenità.
ghirlanda di popcorn
Cucinate dei popcorn e, una volta raffreddati, fateli colorare dai bambini che, con un filo e di un grande ago di plastica, potranno infilarli in successione fino a formare una ghirlanda
sottopiatto di Natale
fornite ai bambini un foglio di carta delle dimensioni di un sottopiatto dove potranno disegnare un disegno con tema natalizio che potrete far plastificare ed utilizzare come sottopiatto a colazione.
sottopiatto di Natale 2
fornite ai bambini un foglio di carta verde ed uno rosso. Chiedete di strappare il foglio rosso in piccoli pezzi da incollare sul foglio verde che, una volta plastificato, può essere utilizzato come sottopiatto.
Babbo Natale in 3D
fate disegnare ai bambini una faccia su un cartoncino. Fate ritagliare ed incollare sopra la faccia disegnata un triangolo rosso a mo' di cappello di babbo Natale. Fornite del cotone bianco per fare la palla del cappello e la barba e baffi di Babbo Natale. Ritagliando il contorno e facendo dei buchi per gli occhi e la bocca potranno giocare con la maschera
Collage: Quello che voglio per Natale
su un cartoncino da piegare per formare un biglietto, disegnate delle linee a matita per separare diverse zone orrizzontali. I bambini dovranno ritagliare ed incollare su ciascuna zona l'immagine di un dono che desiderano.
Cucinate dei popcorn e, una volta raffreddati, fateli colorare dai bambini che, con un filo e di un grande ago di plastica, potranno infilarli in successione fino a formare una ghirlanda
sottopiatto di Natale
fornite ai bambini un foglio di carta delle dimensioni di un sottopiatto dove potranno disegnare un disegno con tema natalizio che potrete far plastificare ed utilizzare come sottopiatto a colazione.
sottopiatto di Natale 2
fornite ai bambini un foglio di carta verde ed uno rosso. Chiedete di strappare il foglio rosso in piccoli pezzi da incollare sul foglio verde che, una volta plastificato, può essere utilizzato come sottopiatto.
Babbo Natale in 3D
fate disegnare ai bambini una faccia su un cartoncino. Fate ritagliare ed incollare sopra la faccia disegnata un triangolo rosso a mo' di cappello di babbo Natale. Fornite del cotone bianco per fare la palla del cappello e la barba e baffi di Babbo Natale. Ritagliando il contorno e facendo dei buchi per gli occhi e la bocca potranno giocare con la maschera
Collage: Quello che voglio per Natale
su un cartoncino da piegare per formare un biglietto, disegnate delle linee a matita per separare diverse zone orrizzontali. I bambini dovranno ritagliare ed incollare su ciascuna zona l'immagine di un dono che desiderano.

Era la notte di Natale. Nella calma ovattata della foresta, la neve scendeva copiosa e rendeva ancora più silenzioso il silenzio.
Nella baita, la calda luce del camino, disegnava sul muro strane forme e nel lettino, sotto una calda coperta, Luca ascoltava la favola di Natale che il nonno gli stava raccontando:
” Vedi Luca, devi sapere che le stelle non sono nate senza un motivo. Tantissimi anni fa, in una notte come questa, un bambino più o meno della tua età, guardava fuori dalla finestra. Era una notte buia e silenziosa e il cielo era nero e scuro, non c’era neanche la luna, perché non esisteva. Quel bambino si sentiva solo, ma tanto solo, così solo che espresse un desiderio con una tale forza che si alzò un forte vento e tantissimi dei fiocchi di neve che scendevano, come in questo momento, volarono nel cielo, riempendolo di puntini bianchi e la luna comparve per la prima volta nella sua storia per proteggerli. Da quel momento tutti gli uomini guardarono le stelle quando volevano esprimere un desiderio. Tornando a quel bambino, pochi minuti dopo la comparsa delle stelle, sentì grattare alla sua porta, la aprì e vide davanti all’uscio una cesta e nella cesta, un cagnolino infreddolito che lo fissava con i suoi occhioni. Da quel momento quel bambino non si sentì mai più solo, neanche per un istante”.
Il nonno fissò Luca per vedere se si era addormentato, il bambino invece era attento e lo fissava a sua volta. Distolse lo sguardo e lo rivolse alla finestra. La neve scendeva sempre più fitta.
Luca guardò ancora il nonno:
” Anch’io nonno ho il mio desiderio. Vorrei che ogni anno della mia vita, in questa notte, tu mi racconti una fiaba!”.
Il nonno sorrise intenerito e una lacrima spuntò nei suoi occhi.
Luca era in piedi davanti alla finestra del suo appartamento. Era la notte di Natale.
I suoi figli alle sue spalle, stavano aprendo i pacchi con una gran foga. Luca fissava tra i fiocchi di neve e il suo pensiero vagava nella folla dei suoi ricordi, quando il suo sguardo cadde sulla strada, dove alla luce bianca di un lampione, un vecchio mendicante stava controllando nella spazzatura: forse sarebbe riuscito a trovare la sua cena?!
Come se sentisse lo sguardo di Luca addosso, si voltò verso di lui e sorrise, Luca ricambiò il sorriso, senza rendersi conto del perché. In quell’istante si sentì tirare la stoffa dei pantaloni:
” Papà, papà guarda che bello il mio garage nuovo!”.
Luca accarezzò la testa di suo figlio e ritornò con lo sguardo alla strada ma anche se erano passati solo pochi secondi, il mendicante era scomparso….fu in quell’istante che la favola più bella che aveva mai sentito comparve nella sua mente.

I vestiti di Babbo Natale
Come ogni anno in dicembre, Babbo Natale si prepara. La notte del 24 avrà un gran daffare e tutto deve essere perfetto. Controlla gli indirizzi della sua lista infinita, riconta i pacchi già preparati e quelli ancora da preparare.
Attorno a lui c’è un corri corri generale, nessuno si ferma. Tutti hanno mille cose da fare. Ma la mattina del 23 dicembre, quando si alza dal letto e apre l’armadio per indossare il suo famoso vestito rosso… aiuto, aiuto, il vestito è sparito.
Babbo Natale corre in mutande giù per le scale urlando ai suoi folletti:
-Che disastro, il vestito non è pronto, non è pronto, come avete potuto dimenticare il mio vestito. Non posso partire senza vestito rosso.
Babbo Natale guarda in ogni stanza della casa e tutti lo osservano passare: corre come il vento di una tromba d’aria. Il vestito è sparito.
- Non lo trovo, non lo trovo… - alla fine, stanco e affannato, perde la speranza e si butta su una poltrona nel centro del laboratorio. Tutti i suoi aiutanti lo guardano senza saper che cosa dire. Finalmente il più anziano di loro si fa coraggio:
- Potreste partire con un altro vestito, anzi vi converrebbe infilarvelo subito, se non volete prendervi un raffreddore, non scordate che siamo in pieno inverno!
- Ma che dici, Galdino, mi stupisco di te! Non posso andare a consegnare i regali con un altro vestito, nessuno mi riconoscerà! – e dopo un lungo sospiro aggiunge – dovrete cucirmene un altro, rosso, morbido, e con il pelo bianco. Forza al lavoro, avete pochissimo tempo.
Figuratevi i folletti, già stanchi per il gran lavoro compiuto fino a quel momento… ma Galdino comprende che la situazione è grave e si mette a cucire di buona lena. E come lui fanno anche gli altri, ognuno prepara un vestito nuovo.
Babbo Natale torna in camera sua, in mutande, e si rimette a letto aspettando il suo vestito. Dopo la sfuriata e la corsa fatta, è ancora un po’ stanco e, aspettando, si addormenta di nuovo.
Al suo risveglio chiama Galdino, perché ormai è tardi, è ora di vestirsi e partire.
- Dov’è il mio vestito nuovo?
- Ma come, ne ho portati quassù almeno una trentina, era un momento fa…
- Li hanno rubati! un’altra volta? – Babbo Natale non sa più che pensare, quando arriva Cesarino, il più giovane dei folletti, tutto accaldato per la corsa.
- Vengo da laggiù, nella grande città ho visto tanti Babbo Natale, tutti vestiti di rosso: ce ne sono nei negozi, per strada, perfino arrampicati sui comignoli delle case… e tutti vestiti di rosso. I vostri meravigliosi vestiti sono andati a finire laggiù…
Babbo Natale lo ascolta raccontare e poi conclude:
- La faccenda è molto seria: se vado anch’io con un altro vestito, nessuno mi riconoscerà più, e se vado con un nuovo vestito rosso nessuno mi riconoscerà più ugualmente, perché tanti altri vecchi lo indossano senza essere me…
- La faccenda è molto, molto seria – fanno eco Galdino e Cesarino.
E la vecchia sveglia ticchettante segna già l’ora di partire. Il buio avvolge già la notte e fuori non si sentono più rumori.
- Preparate la slitta – ordina Babbo Natale – e lasciatemi solo.
Da quel Natale, le cose furono diverse: nessuno più poté vederlo in faccia, Babbo Natale, perché decise di venire, sì, come tutti gli anni, ma scivolando leggero nel silenzio dei sonni e dei sogni.
E chi un tempo lo aspettava alzato con biscotti appena sfornati e bevande calde da offrirgli, ormai ha perso le speranze e lascia un piattino vicino al camino, giusto per cortesia… Babbo Natale viene in punta di piedi, assaggia e se ne va. Nessuno può dire se è vestito di rosso, di blu o di violetto. Ma una cosa è sicura: tutti sanno che è sempre lui perché i regali che lascia sono inconfondibili, sanno di freddo, di pino e cannella e di gioia. Ci fanno sentire, per un momento speciali, quasi come lui.

Il famoso bastoncino della leggenda è fatto di zucchero, ha il sapore di menta ed è bianco a strisce rosse.
La leggenda narra che un dolciaio lo creò per ricordare Gesù alle persone. Tale bastoncino racchiude in sé molti significati:
Il caramello (di cui è fatto il bastoncino) rappresenta Gesù come la roccia solida su cui sono costruite le nostre vite.
- La forma a "J" sta per Jesus (Gesù) oppure rappresenta la forma di un bastone da pastore (Gesù è il nostro pastore).
- Il colore bianco rappresenta la purezza e l’assenza del peccato.
- Le strisce rosse grandi rappresentano il sangue di Cristo versato per i nostri peccati.
- Le strisce sottili invece rappresenterebbero i segni lasciati dalle frustate che Gesù ricevette dai soldati romani per ordine di Ponzio Pilato.
- Il sapore di menta piperita ricorda il sapore dell'issopo che è una pianta aromatica usata nel vecchio testamento per purificare.

La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell'immaginario collettivo un mitico personaggio con l'aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio.
La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.
L'iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po' di carbone (forse perché è nero come l'inferno o forse perché è simbolo dell'energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell'immaginario popolare e - seppure con una certa diffidenza - molto amato. Fata, maga, generosa e severa... ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia).
La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C'è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l'immagine dell'anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l'usanza di bruciarla.
Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare.
Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana.
Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.
Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo.
In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.
La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità.
Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.
I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell'anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati.
In alcune regioni, come il Lazio, la Befana è una figura molto importante ed intorno alla sua festa si svolgono importanti fiere culinarie, ma è anche l'ultimo giorno di vera festa, l'ultimo in cui si tiene l'albero di Natale a casa. Addirittura, in molte regioni d'Italia, c'è l'usanza, anche tra gli adulti, di scambiarsi dei regali più modesti rispetto a quelli del 25 dicembre, oppure, soprattutto tra innamorati, cioccolatini e caramelle.
Filastrocca della Befana
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana!
Per farvi portare i doni dalla Befana c'è un metodo infallibile: dovete appendere al caminetto della casa (ma chi non ha un caminetto può trovare un qual-siasi altro posto, vicino a una porta o a una finestra) la calza più grossa che avete: vedrete che la mattina dell'Epifania la troverete riempita di doni di ogni sorta!
La leggenda della Befana
Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia.
Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.
Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.
Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.
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La Tradizione della Befana
La Befana, tradizione tipicamente italiana, non ancora soppiantata dalla figura "straniera" di Babbo Natale, rappresentava anche l'occasione per integrare il magro bilancio familiare di molti che, indossati i panni della Vecchia, quella notte tra il 5 il 6 gennaio, passavano di casa in casa ricevendo doni, perlopiù in natura, in cambio di un augurio e di un sorriso.
Oggi, se si indossano gli abiti della Befana, lo si fa per rimpossessarsi del suo ruolo; dispensatrice di regali e di piccole ramanzine per gli inevitabili capricci di tutti. Dopo un periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, ora la Befana sta vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici, tradizioni e dell'autentica identità culturale.
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I Re Magi
Nella tradizione cristiana i Re Magi sono magi. La parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
Nell'antica tradizione persiana i Magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina che secondo il Vangelo di Matteo giunsero da oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, ovvero il re dei Giudei che era nato. I Magi provenienti da oriente, ovvero dalla Persia, furono, quindi, le prime figure religiose ad adorare il Cristo, al quale presentano anche dei doni crismali.
La stella cometa dei Re Magi
"La stella, veduta dai Magi, secondo l'opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore"
Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una 'stella nova', una sovrapposizione di satelliti.
Non si può neppure pensare ad una 'stella nova', bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell'area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C.
La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia (21) sembra propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: "Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un'insolita posizione di Giove, l'antica costellazione regale. L'astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l'ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell'anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell'Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una 'grande' congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell'oro), mise in allarme l'intero mondo antico".

Se comandasse lo zampognaro
Che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale?
"Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d'oro e d'argento".
Se comandasse il passero
Che sulla neve zampetta,
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?
"Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso
tutti i doni sognati
più uno, per buon peso".
Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone?
" Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino".
Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;
se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l'anno
Babbo Natale legge le letterine di tutti! Bimbi piccoli e grandi di tutto il mondo, con sogni, desideri, richieste... L'unico requisito è credere nella magia del Natale e di Babbo Natale
COLORIAMO IL NATALE

La parola "Natale"
Sembra che derivi dal latino "natalis dies", giorno della nascita. In Italia si dice "Natale" mentre in Spagna è "Navidad". In tedesco invece si dice "Weihnachten", e cioè "notte santa" (Weih = sacro, e Nacht = notte). In inglese si usa Christmas e Xmas. Il primo termine indica la "messa" di Cristo, e si riferisce al significato religioso del Natale, il secondo comincia con la X, e simboleggia il greco "Xhi" che fu utilizzato per secoli per designare Cristo "Khristo".
Il "Natale": cos'è, come nasce
Il Natale, è la festa con la quale i cristiani celebrano l'avvento di Gesù. Non è storicamente accertato che Gesù è nato il 25 dicembre. La data è stata scelta come contrapposizione cristiana ad una festa di origine romana risalente al IV secolo, che si celebrava nel solstizio d'inverno. Era una festa pagana voluta dall'imperatore Aureliano, nel 275 in onore del dio Sole invitto, della luce che cresce, del sole che viene ed era celebrata anche in tutto il vicino Oriente. Festa da celebrarsi, per l'appunto, il 25 dicembre, cioè quattro giorni dopo il solstizio d'inverno che cade il 21 dicembre. Dopo tale data la luce rinasce e prende gradatamente il sopravvento sulle tenebre, le giornate si allungano fino al 21 giugno, il giorno più lungo dell'anno: il solstizio d'estate. I cristiani d'oriente ripresero questa tradizione pagana e iniziarono a ricordare il 6 gennaio come data dell'avvento del Messia, festa di luce e di epiphania. La Chiesa, poi, per contrastare il perpetuarsi di tale festa pagana radicata nella tradizione popolare, decise di celebrare in quella medesima data il dies natalis Christi, la nascita di Gesù: "Luce dei mondo", "Sole" che brillerà in eterno. Tra il 325 e il 354 d.c. a Roma venne definitivamente fissato il 25 dicembre come giorno della celebrazione della nascita di Gesù.
Il Calendario dell'Avvento
La tradizione del Calendario dell'Avvento è molto antica. Le mamme, nei tempi andati, preparavano delle casette con 24 finestrelle, che I bambini aprivano, una per giorno, nei 24 giorni che precedevano il Natale. In genere questa operazione avveniva la mattina, perché all'interno della finestra c'era un versetto della Bibbia, da recitare insieme. Poi un giorno un certo Gerhard Lang, a Monaco di Baviera, ebbe un'idea: continuare la tradizione di sua madre, che di anno in anno per Natale preparava calendari colorati per i suoi figli. E così decise di stampare il primo Calendario dell'Avvento. Era l'anno 1908. Questa idea ebbe un grande successo e fu ripresa da molte ditte che cominciarono a stampare calendari. Negli anni '20 il calendario ebbe un'evoluzione, sostituendo i famosi versetti con piccoli quadratini di cioccolato, uno dietro ogni finestrella. Ed oggi, ad oltre 90 anni di distanza, I Calendari dell'Avvento sono ancora decorati con piccoli cioccolatini, e accompagnano I bambini nei 24 giorni prima del Natale, mettendo alla prova I più golosi e la loro pazienza!
La Corona dell'Avvento
E' un elemento essenziale della preparazione del Natale nei paesi germanici e scandinavi, dove non c'è casa, chiesa o luogo pubblico dove non faccia mostra di sé. E' una corona di benvenuto o buon augurio e deriva da un'antica tradizione pre-cristiana poi cristianizzata: nell'antichità era usanza intrecciare una corona di foglie sempreverdi che rappresentava la speranza di una rinascita e tale simbologia è proseguita nei secoli fino a diffondersi tra i popoli cristiani e a concretizzarsi in una corona di rami di abete ornata da quattro candele, simboleggianti le quattro settimane che precedono il Natale, il periodo dell'Avvento, appunto. Le candele, che la tradizione vuole di colore viola, vengono accesse una ogni domenica di Avvento fino alla sera di Natale, quando le quattro candele accese evocano il risorgere della luce. Ogni candela ha un significato: la candela di Betlemme, quella dei pastori, quella dei profeti e quella degli angeli.
L'abete di Natale
Forse non tutti sanno che la sua usanza risale ancora ai Romani, che il primo gennaio usavano decorare le loro case con rami di conifere in onore del Dio Giano. L'usanza proseguì nel Medioevo lungo la valle del Reno e in Alsazia si diffuse l'abitudine di porre nelle corti delle Chiese il 24 dicembre un albero ai cui rami pendevano delle mele, simbolo del frutto della tentazione di Adamo. Per imitare questi alberi del paradiso esposti nelle chiese, anche i singoli iniziarono dapprima a mettere nelle loro case dei rami d'abete sostituiti poi verso il 15º secolo da piccoli abeti ornati allo stesso modo. Nel corso dei secoli la decorazione dell'albero si evolve e vengono aggiunte prima delle ostie, poi dei fiori in carta multicolore ("rose di natale"). Man mano gli artigiani si specializzano e con del leggero metallo cromato vengono confezionati fiori, angeli e stelle, che vanno ad arrichire le decorazioni dell'albero. Poco a poco piccoli dolci leggeri, realizzati con stampi a ferro-caldo vengono aggiunti alle decorazioni. Ci si comincia a sbizzarrire nelle forme e con la pasta dei dolci, lo zucchero e il marzapane si preparano ogni sorta di decorazioni da appendere all'albero: angioletti, stelline, cavallucci, cuori, lune, fiori, tantissime forme che avevano significati religiosi o profani. Nelle seconda metà del 19º secolo si cominciano a stampare delle immagini da attaccare su dolci di zucchero o di cioccolata. Dopo l'invenzione della glassa di zucchero, i dolciumi cominciano ad essere decorati con glassa e granelli di vario colore. Poco a poco si aggiungono le noci dorate e argentate. Arrivano le figurine in cera, di solito angeli decorati con lamine di metallo dorato argentato. Con queste lamine si cominciano a confezionare anche delle ghirlande e a dorare le pigne degli abeti. L'abilità aumenta e appaiono le prime sfere, gli uccellini, le stelle in vetro soffiato e colorato. E siamo arrivati ai nostri giorni e alla fine della storia.
La leggende delle palle colorate
A Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così andò a visitarlo e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Ecco perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo le palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.
La leggende della campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme per recarsi ad incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino, ma nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il rintocco di una campana da bestiame. Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì la campana fino alla stalla ove la mucca lo portò fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.
San Nicola
San Nicola nacque verso il 270, forse a Patara, nella Licia (attuale Turchia). Rimasto orfano ancora giovinetto, venne accolto da uno zio che risiedeva nella città di Mira (oggi Dembre). Ben presto Nicola si fece ammirare per la grande bontà e generosità che animavano il suo operato soprattutto verso i più poveri, ai quali distribuì le ricchezze ricevute in eredità dai genitori.
In seguito venne ordinato sacerdote dal vescovo di Mira e, alla morte di questi, ne divenne il successore. Anche in questo campo si distinse ben presto per lo zelo pastorale e l'amorevole cura con la quale seguì il suo "gregge", mentre la risonanza di grandi miracoli da lui compiuti si diffondeva ovunque accrescendo la fama di santo riconosciutagli dai suoi stessi contemporanei.
L'indomito vescovo, alla sua morte avvenuta il 6 dicembre ma di cui non si conosce con esattezza l'anno (si pensa tra il 345 e il 352), venne sepolto nella cattedrale di Mira.
Le reliquie rimasero a Mira fino al 1087 (la città intanto da diversi anni si trovava sotto il dominio turco), allorché un gruppo di marinai baresi le trafugarono e trasportarono a Bari dove giunsero il 9 maggio 1087 e dove tuttora si trovano. Il fatto che in questa città siano conservate le sue reliquie ha fatto sì che il taumaturgo di Mira sia comunemente conosciuto anche come san Nicola di Bari, di cui venne proclamato patrono.
In diversi paesi del nord Europa questo santo ha dato origine a tradizioni che si intrecciano con la festa della natività.
In Olanda, ad esempio, San Nicola che i bambini chiamano familiarmente Sinter Klaus, con l'abito rosso, la barba bianca e la mitra vescovile in testa, era stato adottato dagli abitanti come portatore di doni per i più piccini. Dall'Olanda la tradizione raggiunse le colonie americane dei Nuovo Mondo, e anche lì Sinter Klaus (Santa Claus) continuò a spostarsi di casa in casa lasciando regali a tutti i bambini.
Con il trascorrere del tempo il suo aspetto mutò, il cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire i regali, proprio come Santa Klaus (cioè san Nicola) di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.
Nei paesi dell'area germanica (Alsazia compresa) continua a vivere la tradizione di Sankt Nikolaus, e in diversi paesi il 6 dicembre un vecchietto con la mitra vescovile in testa sfila in corteo per le città distribuendo dolci e doni ai bambini bravi. E' accompagnato da angeli e dai diavoli, i "Krampus", che portano invece fruste ai bambini cattivi.
Le strenne
Gli abitanti dell'antica Roma erano soliti scambiarsi, in occasione di feste e a capodanno, dei regali chiamati strenne.
Tale consuetudine si ricollegava ad una tradizione secondo la quale, il primo giorno dell'anno, al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna (dea sabina della salute?). Questo rito augurale si diffuse tra il popolo e, ben presto, i rametti di alloro, di ulivo e di fico vennero sostituiti da regali vari.
Ecco perchè i regali di natale, secondo questa tradizione giunta fino a noi, si chiamano anche "strenne".
Il biancospino
Germoglia nei giorni di Natale e fiorisce a Pasqua. La credenza popolare ritiene benefico il biancospino di Glastonbury perchè lo fa risalire al bastone che Giuseppe d'Arimatea aveva piantato con le sue mani.
Il vischio
E' la pianta natalizia tradizionalmente riconosciuta come pianta di buon augurio: incarna lo spirito vitale ed è quindi protettivo, poiché non possiede legami con la terra e viene anche considerato una panacea contro tutti i mali. Già Virgilio nell'Eneide lo cita per le sue virtù magiche ed anche i Celti lo adoravano come pianta sacra. I sacerdoti druidi in occasione del solstizio d'inverno lo distribuivano al popolo che lo considerava un dono del cielo e credeva nel suo effetto medicamentoso. Ancora oggi si usa donare un rametto di vischio come simbolo di buon augurio per il nuovo anno.
Il vin brûlé (Glühwein)
E' una componente essenziale dell'atmosfera dei mercatini di Natale. E' preparato con vino, in genere rosso, riscaldato e al quale vengono aggiunte cannella e spezie aromatiche. Nei mercatini natalizi viene servito, dagli stands gastronomici, in tazze coniate per l'occasione, per le quali si paga una cauzione, corrispondente in genere al valore commerciale della tazza. La decorazione e il colore delle tazze varia ogni anno e alcuni mercatini, di solito i più importanti e più organizzati, fanno incidere anche la data dell'anno in corso e il nome della loro località.
Sembra che derivi dal latino "natalis dies", giorno della nascita. In Italia si dice "Natale" mentre in Spagna è "Navidad". In tedesco invece si dice "Weihnachten", e cioè "notte santa" (Weih = sacro, e Nacht = notte). In inglese si usa Christmas e Xmas. Il primo termine indica la "messa" di Cristo, e si riferisce al significato religioso del Natale, il secondo comincia con la X, e simboleggia il greco "Xhi" che fu utilizzato per secoli per designare Cristo "Khristo".
Il "Natale": cos'è, come nasce
Il Natale, è la festa con la quale i cristiani celebrano l'avvento di Gesù. Non è storicamente accertato che Gesù è nato il 25 dicembre. La data è stata scelta come contrapposizione cristiana ad una festa di origine romana risalente al IV secolo, che si celebrava nel solstizio d'inverno. Era una festa pagana voluta dall'imperatore Aureliano, nel 275 in onore del dio Sole invitto, della luce che cresce, del sole che viene ed era celebrata anche in tutto il vicino Oriente. Festa da celebrarsi, per l'appunto, il 25 dicembre, cioè quattro giorni dopo il solstizio d'inverno che cade il 21 dicembre. Dopo tale data la luce rinasce e prende gradatamente il sopravvento sulle tenebre, le giornate si allungano fino al 21 giugno, il giorno più lungo dell'anno: il solstizio d'estate. I cristiani d'oriente ripresero questa tradizione pagana e iniziarono a ricordare il 6 gennaio come data dell'avvento del Messia, festa di luce e di epiphania. La Chiesa, poi, per contrastare il perpetuarsi di tale festa pagana radicata nella tradizione popolare, decise di celebrare in quella medesima data il dies natalis Christi, la nascita di Gesù: "Luce dei mondo", "Sole" che brillerà in eterno. Tra il 325 e il 354 d.c. a Roma venne definitivamente fissato il 25 dicembre come giorno della celebrazione della nascita di Gesù.
Il Calendario dell'Avvento
La tradizione del Calendario dell'Avvento è molto antica. Le mamme, nei tempi andati, preparavano delle casette con 24 finestrelle, che I bambini aprivano, una per giorno, nei 24 giorni che precedevano il Natale. In genere questa operazione avveniva la mattina, perché all'interno della finestra c'era un versetto della Bibbia, da recitare insieme. Poi un giorno un certo Gerhard Lang, a Monaco di Baviera, ebbe un'idea: continuare la tradizione di sua madre, che di anno in anno per Natale preparava calendari colorati per i suoi figli. E così decise di stampare il primo Calendario dell'Avvento. Era l'anno 1908. Questa idea ebbe un grande successo e fu ripresa da molte ditte che cominciarono a stampare calendari. Negli anni '20 il calendario ebbe un'evoluzione, sostituendo i famosi versetti con piccoli quadratini di cioccolato, uno dietro ogni finestrella. Ed oggi, ad oltre 90 anni di distanza, I Calendari dell'Avvento sono ancora decorati con piccoli cioccolatini, e accompagnano I bambini nei 24 giorni prima del Natale, mettendo alla prova I più golosi e la loro pazienza!
La Corona dell'Avvento
E' un elemento essenziale della preparazione del Natale nei paesi germanici e scandinavi, dove non c'è casa, chiesa o luogo pubblico dove non faccia mostra di sé. E' una corona di benvenuto o buon augurio e deriva da un'antica tradizione pre-cristiana poi cristianizzata: nell'antichità era usanza intrecciare una corona di foglie sempreverdi che rappresentava la speranza di una rinascita e tale simbologia è proseguita nei secoli fino a diffondersi tra i popoli cristiani e a concretizzarsi in una corona di rami di abete ornata da quattro candele, simboleggianti le quattro settimane che precedono il Natale, il periodo dell'Avvento, appunto. Le candele, che la tradizione vuole di colore viola, vengono accesse una ogni domenica di Avvento fino alla sera di Natale, quando le quattro candele accese evocano il risorgere della luce. Ogni candela ha un significato: la candela di Betlemme, quella dei pastori, quella dei profeti e quella degli angeli.
L'abete di Natale
Forse non tutti sanno che la sua usanza risale ancora ai Romani, che il primo gennaio usavano decorare le loro case con rami di conifere in onore del Dio Giano. L'usanza proseguì nel Medioevo lungo la valle del Reno e in Alsazia si diffuse l'abitudine di porre nelle corti delle Chiese il 24 dicembre un albero ai cui rami pendevano delle mele, simbolo del frutto della tentazione di Adamo. Per imitare questi alberi del paradiso esposti nelle chiese, anche i singoli iniziarono dapprima a mettere nelle loro case dei rami d'abete sostituiti poi verso il 15º secolo da piccoli abeti ornati allo stesso modo. Nel corso dei secoli la decorazione dell'albero si evolve e vengono aggiunte prima delle ostie, poi dei fiori in carta multicolore ("rose di natale"). Man mano gli artigiani si specializzano e con del leggero metallo cromato vengono confezionati fiori, angeli e stelle, che vanno ad arrichire le decorazioni dell'albero. Poco a poco piccoli dolci leggeri, realizzati con stampi a ferro-caldo vengono aggiunti alle decorazioni. Ci si comincia a sbizzarrire nelle forme e con la pasta dei dolci, lo zucchero e il marzapane si preparano ogni sorta di decorazioni da appendere all'albero: angioletti, stelline, cavallucci, cuori, lune, fiori, tantissime forme che avevano significati religiosi o profani. Nelle seconda metà del 19º secolo si cominciano a stampare delle immagini da attaccare su dolci di zucchero o di cioccolata. Dopo l'invenzione della glassa di zucchero, i dolciumi cominciano ad essere decorati con glassa e granelli di vario colore. Poco a poco si aggiungono le noci dorate e argentate. Arrivano le figurine in cera, di solito angeli decorati con lamine di metallo dorato argentato. Con queste lamine si cominciano a confezionare anche delle ghirlande e a dorare le pigne degli abeti. L'abilità aumenta e appaiono le prime sfere, gli uccellini, le stelle in vetro soffiato e colorato. E siamo arrivati ai nostri giorni e alla fine della storia.
La leggende delle palle colorate
A Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così andò a visitarlo e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Ecco perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo le palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.
La leggende della campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme per recarsi ad incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino, ma nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il rintocco di una campana da bestiame. Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì la campana fino alla stalla ove la mucca lo portò fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.
San Nicola
San Nicola nacque verso il 270, forse a Patara, nella Licia (attuale Turchia). Rimasto orfano ancora giovinetto, venne accolto da uno zio che risiedeva nella città di Mira (oggi Dembre). Ben presto Nicola si fece ammirare per la grande bontà e generosità che animavano il suo operato soprattutto verso i più poveri, ai quali distribuì le ricchezze ricevute in eredità dai genitori.
In seguito venne ordinato sacerdote dal vescovo di Mira e, alla morte di questi, ne divenne il successore. Anche in questo campo si distinse ben presto per lo zelo pastorale e l'amorevole cura con la quale seguì il suo "gregge", mentre la risonanza di grandi miracoli da lui compiuti si diffondeva ovunque accrescendo la fama di santo riconosciutagli dai suoi stessi contemporanei.
L'indomito vescovo, alla sua morte avvenuta il 6 dicembre ma di cui non si conosce con esattezza l'anno (si pensa tra il 345 e il 352), venne sepolto nella cattedrale di Mira.
Le reliquie rimasero a Mira fino al 1087 (la città intanto da diversi anni si trovava sotto il dominio turco), allorché un gruppo di marinai baresi le trafugarono e trasportarono a Bari dove giunsero il 9 maggio 1087 e dove tuttora si trovano. Il fatto che in questa città siano conservate le sue reliquie ha fatto sì che il taumaturgo di Mira sia comunemente conosciuto anche come san Nicola di Bari, di cui venne proclamato patrono.
In diversi paesi del nord Europa questo santo ha dato origine a tradizioni che si intrecciano con la festa della natività.
In Olanda, ad esempio, San Nicola che i bambini chiamano familiarmente Sinter Klaus, con l'abito rosso, la barba bianca e la mitra vescovile in testa, era stato adottato dagli abitanti come portatore di doni per i più piccini. Dall'Olanda la tradizione raggiunse le colonie americane dei Nuovo Mondo, e anche lì Sinter Klaus (Santa Claus) continuò a spostarsi di casa in casa lasciando regali a tutti i bambini.
Con il trascorrere del tempo il suo aspetto mutò, il cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire i regali, proprio come Santa Klaus (cioè san Nicola) di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.
Nei paesi dell'area germanica (Alsazia compresa) continua a vivere la tradizione di Sankt Nikolaus, e in diversi paesi il 6 dicembre un vecchietto con la mitra vescovile in testa sfila in corteo per le città distribuendo dolci e doni ai bambini bravi. E' accompagnato da angeli e dai diavoli, i "Krampus", che portano invece fruste ai bambini cattivi.
Le strenne
Gli abitanti dell'antica Roma erano soliti scambiarsi, in occasione di feste e a capodanno, dei regali chiamati strenne.
Tale consuetudine si ricollegava ad una tradizione secondo la quale, il primo giorno dell'anno, al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna (dea sabina della salute?). Questo rito augurale si diffuse tra il popolo e, ben presto, i rametti di alloro, di ulivo e di fico vennero sostituiti da regali vari.
Ecco perchè i regali di natale, secondo questa tradizione giunta fino a noi, si chiamano anche "strenne".
Il biancospino
Germoglia nei giorni di Natale e fiorisce a Pasqua. La credenza popolare ritiene benefico il biancospino di Glastonbury perchè lo fa risalire al bastone che Giuseppe d'Arimatea aveva piantato con le sue mani.
Il vischio
E' la pianta natalizia tradizionalmente riconosciuta come pianta di buon augurio: incarna lo spirito vitale ed è quindi protettivo, poiché non possiede legami con la terra e viene anche considerato una panacea contro tutti i mali. Già Virgilio nell'Eneide lo cita per le sue virtù magiche ed anche i Celti lo adoravano come pianta sacra. I sacerdoti druidi in occasione del solstizio d'inverno lo distribuivano al popolo che lo considerava un dono del cielo e credeva nel suo effetto medicamentoso. Ancora oggi si usa donare un rametto di vischio come simbolo di buon augurio per il nuovo anno.
Il vin brûlé (Glühwein)
E' una componente essenziale dell'atmosfera dei mercatini di Natale. E' preparato con vino, in genere rosso, riscaldato e al quale vengono aggiunte cannella e spezie aromatiche. Nei mercatini natalizi viene servito, dagli stands gastronomici, in tazze coniate per l'occasione, per le quali si paga una cauzione, corrispondente in genere al valore commerciale della tazza. La decorazione e il colore delle tazze varia ogni anno e alcuni mercatini, di solito i più importanti e più organizzati, fanno incidere anche la data dell'anno in corso e il nome della loro località.

Il Natale è la principale festa dell'anno, possiamo meglio definirlo un periodo di una serie di festeggiamenti che partendo dal solstizio d'inverno arrivano fino all'Epifania. Feste che nella tradizione popolare erano legate alla chiusura di un ciclo stagionale e alla apertura del nuovo ciclo. La festa appartiene all'anno liturgico cristiano, in cui si ricorda la nascita di Gesù Cristo, che nella Cristianità occidentale cade il 25 dicembre, mentre nella Cristianità orientale viene celebrato il 6 gennaio.
La nascita di Gesù viene fatta risalire dal 10 al 4 a.C. con molte incertezze. Il Natale non viene introdotto subito come festa Cristiana, ma bisogna aspettare l'arrivo del Quarto secolo nell'Impero Romano, epiù tardi anche nelle zone dell'Oriente.
La tradizione cristiana si intreccia con la tradizione
popolare e soprattutto contadina, perchè ricordiamo che
prima della festa cristiana, in questo periodo c'era una
serie di feste e riti legati al mondo rurale.
Prima del Natale Cristiano c'era la festa del Fuoco e del Sole, la festa della divinità della luce Mitra, perchè in questo periodo c'è il solstizio d'inverno, cioè dil giorno più corto dell'anno, e da questa data le giornate iniziano ad allungarsi.
Nell'antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura ed era un periodo dove si viveva in pace, si scambiavano i doni, venivano abbandonate le divisioni sociali e si facevano sontuosi banchetti.
Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d'inverno
Nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Sole. E' da queste origini che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, e da come bruciava si presagiva come era l'anno futuro. Il ceppo natalizio nei nostri giorni si è trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi, e strade.
E siamo ai giorni nostri, il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia di origine pagana che cristiana. Il natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia a cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste. Negli anni recenti il Natale ha dato una spinta ai consumi che spesso divanta un festeggiamento frenetico, lasciando il clima di celebrazione a una gara commerciale, facendo intervenire anche la Chiesa a promuovere con più incisione il significato religioso.Il pranzo di natale è abbondante e viene consumato in casa, con i parenti, di solito a base carnea con animali domestici, variabili a seconda delle vari paesi. Abbiamo anche una richezza di dolci preziosi e prelibati, spesso che ricordano simboli solari o delle tradizioni rurali; i dolci spesso richiedono molto tempo e la loro lavorazione e preparazione viene fatta diversi giorni prima.
Nelle case viene allestito un presepe (o presepio), specie nei paesi meridionali, o un'albero di tradizione più nordica (vedi simboli del Natale).
Questa serie di festeggiamenti continua con l'ultimo dell'anno, dove, passata la breve euforia del brindisi, degli auguri, degli abracci, facciamo una pausa di riflessione e siamo a Capodanno, primo giorno dell'anno.
E' una festa periodica di rinnovamento, celebrata in tutte le civiltà e caratterizzata da rituali che simbolicamente chiudono un ciclo annuale e inaugurano quello successivo. E infine arriva l'Epifania, una delle principali feste cristiane la cui celebrazione cade il 6 gennaio. Nata nella regione orientale per commemorare il battesimo di Gesù, fu presto introdotta in occidente dove assunse contenuti religiosi in parte diversi, come la celebrazione delle nozze di Cana e il ricordo dell'offerta dei doni dei magi nella grotta di Betlemme; quest'ultimo aspetto ha poi finito per prevalere e, sovrapponendosi a precedenti tradizioni folcloriche, ha determinato il nascere della figura della befana distributrice di doni..
I magi erano un gruppo di personaggi che, guidati da una stella, arrivano dall'oriente per rendere omaggio a Gesù appena nato a Betlemme, donandogli oro, incenso e mirra. Successivamente vengono indicati come "re" e che il loro numero viene fissato a tre, con i nomi Melchiorre, Gaspare e Baldassarre. Questa festa da un supplemento di regali ai bambini, e fa terminare questo ciclo di festeggiamenti: il giorno dopo si iniziano a spegnere le luci, a disfare gli addobbi, e si prepara ad affrontare il Carnevale e il San Valentino.
La nascita di Gesù viene fatta risalire dal 10 al 4 a.C. con molte incertezze. Il Natale non viene introdotto subito come festa Cristiana, ma bisogna aspettare l'arrivo del Quarto secolo nell'Impero Romano, epiù tardi anche nelle zone dell'Oriente.
La tradizione cristiana si intreccia con la tradizione
popolare e soprattutto contadina, perchè ricordiamo che
prima della festa cristiana, in questo periodo c'era una
serie di feste e riti legati al mondo rurale.
Prima del Natale Cristiano c'era la festa del Fuoco e del Sole, la festa della divinità della luce Mitra, perchè in questo periodo c'è il solstizio d'inverno, cioè dil giorno più corto dell'anno, e da questa data le giornate iniziano ad allungarsi.
Nell'antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura ed era un periodo dove si viveva in pace, si scambiavano i doni, venivano abbandonate le divisioni sociali e si facevano sontuosi banchetti.
Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d'inverno
Nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Sole. E' da queste origini che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, e da come bruciava si presagiva come era l'anno futuro. Il ceppo natalizio nei nostri giorni si è trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi, e strade.
E siamo ai giorni nostri, il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia di origine pagana che cristiana. Il natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia a cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste. Negli anni recenti il Natale ha dato una spinta ai consumi che spesso divanta un festeggiamento frenetico, lasciando il clima di celebrazione a una gara commerciale, facendo intervenire anche la Chiesa a promuovere con più incisione il significato religioso.Il pranzo di natale è abbondante e viene consumato in casa, con i parenti, di solito a base carnea con animali domestici, variabili a seconda delle vari paesi. Abbiamo anche una richezza di dolci preziosi e prelibati, spesso che ricordano simboli solari o delle tradizioni rurali; i dolci spesso richiedono molto tempo e la loro lavorazione e preparazione viene fatta diversi giorni prima.
Nelle case viene allestito un presepe (o presepio), specie nei paesi meridionali, o un'albero di tradizione più nordica (vedi simboli del Natale).
Questa serie di festeggiamenti continua con l'ultimo dell'anno, dove, passata la breve euforia del brindisi, degli auguri, degli abracci, facciamo una pausa di riflessione e siamo a Capodanno, primo giorno dell'anno.
E' una festa periodica di rinnovamento, celebrata in tutte le civiltà e caratterizzata da rituali che simbolicamente chiudono un ciclo annuale e inaugurano quello successivo. E infine arriva l'Epifania, una delle principali feste cristiane la cui celebrazione cade il 6 gennaio. Nata nella regione orientale per commemorare il battesimo di Gesù, fu presto introdotta in occidente dove assunse contenuti religiosi in parte diversi, come la celebrazione delle nozze di Cana e il ricordo dell'offerta dei doni dei magi nella grotta di Betlemme; quest'ultimo aspetto ha poi finito per prevalere e, sovrapponendosi a precedenti tradizioni folcloriche, ha determinato il nascere della figura della befana distributrice di doni..
I magi erano un gruppo di personaggi che, guidati da una stella, arrivano dall'oriente per rendere omaggio a Gesù appena nato a Betlemme, donandogli oro, incenso e mirra. Successivamente vengono indicati come "re" e che il loro numero viene fissato a tre, con i nomi Melchiorre, Gaspare e Baldassarre. Questa festa da un supplemento di regali ai bambini, e fa terminare questo ciclo di festeggiamenti: il giorno dopo si iniziano a spegnere le luci, a disfare gli addobbi, e si prepara ad affrontare il Carnevale e il San Valentino.
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In verità,che se teniamo conto che la velocità della luce è c=300.000km/s, Babbo Natale viaggia ad appena 1/300 di c, dunque è ancora lontano dallo sperimentare fenomeni relativistici significativi, per i quali bisogna viaggiare ad almeno c/10.
In ogni caso, pur rimanendo in ambito della meccanica classica, di quella relativistica diremo in seguito, possiamo confutare l'ipotesi degli esimi colleghi, sui i timori per la sorte di Babbo Natale che a noi sembrano eccessivi. Ci sembra poi che i colleghi abbiano commesso un non trascurabile errore nel calcolo dell'energia necessaria per il movimento
delle renne senza slitta (la cui massa a questo punto diventa quasi trascurabile) che dovrebbe essere dell'ordine di 311 milioni di terajoules.
Siamo certi, al contrario dei colleghi londinesi, che in tempo di ecumenismo, le visite sono state estese anche a molti dei bambini prima ne erano esclusi, cosa che ha certamente procurato un inopinato aumento della mole di lavoro. In ogni caso e in termini cautelativi, noi ipotizziamo che i bambini visitati siano almeno il doppio, di quelli quantificati dai colleghi londinesi, e dunque il tragitto medio tra una fermata e l'altra è ridotto a mezzo millisecondo. Quindi tenendo conto dell'accelerazione e della decelerazione il tempo effettivo durante il quale Babbo Natale viaggia a 1040 km/s è troppo breve per influire sulla salute delle renne e del medesimo. Formuliamo, al contrario, molte più preoccupazioni per le continue "sollecitazioni" che derivano dalle accelerazioni/decelerazioni, che per se stesse abbiamo detto non influire sulla salute "generale" delle renne e di Babbo Natale, ma che possono influire negativamente sulla struttura biologica degli stessi, con il verificarsi del noto fenomeno che avviene nella zona pre-relativistica: il brain-hole. (Ossia il cervello schizza fuori dal sedere). Il problema dei bang sonici provocati dalle onde d'urto in atmosfera, poi, sono stati risolti ecologicamente dal fornitore di slitte di Babbo Natale (è notorio che nei paesi nordici ci tengono molto alla qualità dell'ambiente) con l'applicazione di un "assorbitore" di onde d'urto, il quale tramite un sistema di pompe elettromagnetiche collegate alle lame della slitta, converte l'energia sonora in energia di spinta per migliorare le prestazioni in accelerazione. Abbiamo calcolato, però, che il sistema introduce un ulteriore incremento di massa pari ad almeno 1/5 del totale, cosa che porta ad un ulteriore incremento di richiesta energetica, il che spiegherebbe, con una formulazione ipotetica prossima alla certezza, il fenomeno ormai diffuso della sparizione del carbone tra i regali lasciati da Babbo Natale, giacché supponiamo che il tutto disponibile sia stato usato per produrre energia.
Ergo: Babbo Natale c'è ancora, ma ha la vita molto dura!!!!!
La Meccanica relativistica
La dimostrazione dell'inesistenza di Babbo Natale, tentata dai colleghi che ne hanno riferito sulla rivista scientifica "SPY" di Londra nel 1990, è tutta fondata sui precetti della meccanica classica, che abbiamo già provveduto a confutare, e le loro conclusioni non tengono conto, in ogni caso, dei seguenti effetti della meccanica relativistica:
relatività speciale: l'elevata velocità espressa dal mezzo slitta+renne+BabboNatale comporta una dilatazione del tempo a disposizione.
relatività generale: la massa inerziale (notoriamente elevata) di Babbo Natale più slitta con regali (le cui considerazioni quantitative sono valide in assoluto) comporta una deformazione dello spazio-tempo in un intorno di Babbo Natale, che invalida (si vedano i calcoli di Minkowsky) le considerazioni energetiche effettuate dalla rivista "SPY".
i ritardi postali: questi comportano sicuramente una diminuzione delle richieste pervenute, con conseguente diminuzione del payload della slitta.
L'ipotesi che le renne volanti siano completamente costituite da antimateria, cosa non contemplata dall'analisi dei ricercatori di "SPY", risolverebbe, poi, i seguenti punti fondamentali:
Spiegherebbe una volta per tutte l'eccesso di materia che ha comportato l'esistenza dell'Universo attuale e che le più recenti teorie sul Big-Bang non riescono a spiegare sufficientemente.
Darebbe conto della notevole quantità di energia necessaria al tragitto in un tempo limitato in tutto il mondo (nell'assunto che almeno una renna per ogni Natale si annichilisca).
Se assumiamo che Babbo Natale si muova costantemente all'interno di una "lente gravitazionale" spieghiamo anche come mai non lo si vede mai.
Il vestito di Babbo Natale è rosso a causa del Red Shift. Dimostrazione che egli effettivamente si muove a velocità elevate.
Perveniamo quindi alla conclusione che Babbo Natale ESISTE!!!
