
Il piccolo Klaus, sta lottando per la vita. Questo bambino originario del Texas, è nato 11 mesi fa con una rara sindrome chiamata "Hydrocephalus". Questa condizione è causata da un accumulo di liquido idrocefalo rachidiano nei ventricoli del cervello, che causa una crescita della testa smisurata, quasi il doppio del normale. I genitori, Klaus senior e Beatrice, avevano sottoposto il caso del loro bambino a molti ospedali americani, ricevendo spesso la risposta: «Vostro figlio morirà entro breve tempo, non c'è nulla da fare». Ma alla fine, i medici di S.Antonio hanno deciso di occuparsi del piccolo Klaus. Qualche settimana fa è stato trovato uno spiraglio, il prof. Jimenez, primario del dipartimento di neurologia all’University of Texas Health Science Center di San Antonio , ha operato Klaus, applicando dei tubi drenanti per tirare fuori il liquido in eccesso e diminuire la pressione nel cranio del piccolo. L'operazione è andata a buon fine e la testa ha perso circa il 50% del volume che mostrava all'ingresso in ospedale. Adesso sarano necessari altri interventi e cure varie, ma ancora non si ha la certezza che Klaus sia fuori pericolo.

Il ju-jitsu (foto Shutterstock) è una forma di lotta nata nel Giappone feudale e dal 1900 sviluppata soprattutto in Brasile. Non prevede colpi ma solo tecniche di leva alle articolazioni e strangolamenti. Il nome si può tradurre con «arte della flessibilità». L'incontro inizia in piedi ma si svolge praticamente solo a terra. Il match termina nel momento in cui un atleta costringe l'avversario ad arrendersi chiudendolo in una presa oppure con il verdetto dei giudici al termine dei minuti regolamentari (variano a seconda delle categorie).
Benefici. Allenarsi nel ju-jitsu fa aumentare la forza negli arti e nel tronco, ma soprattutto dona elasticità e coordinazione. «Anche l'apparato respiratorio e quello cardiocircolatorio ne traggono benefici: nelle fasi di lotta il cuore lavora a ritmi alti per periodi prolungati, senza eccessivi sforzi, però», spiega Lino. Cresce anche la destrezza nell'uso delle gambe che vengono utilizzate come tentacoli per afferrare e immobilizzare l'avversario. «Dover usare in eguale misura entrambe le braccia fa sviluppare anche l'ambidestrismo», conclude Lino.
A chi è indicato. Il ju-jitsu va bene per i bambini dai sei anni in su e in generale per chi voglia migliorare la forma fisica con uno sport molto impegnativo, che mette a dura prova corpo e mente, sviluppando doti di determinazione. Il fatto che ci si debba imporre su un avversario senza colpirlo rende il ju-jitsu una disciplina poco traumatica e basata sulla tecnica e sulla forza di volontà.
Attenti a... «Le contorsioni cui obbliga non lo rendono adatto a chi abbia problemi alle articolazioni oppure alla schiena», mette in guardia Lino.

Sono passati quasi quarant'anni da quando i film di Bruce Lee hanno portato in Italia la passione per le arti marziali (foto Shutterstock), una passione in continua crescita. Secondo le ultime stime, sono oltre 600mila i praticanti in Italia, numero che fa di queste discipline orientali legate al combattimento il nono sport in ordine di diffusione nel Paese. Tra i bambini, solo calcio e nuoto hanno maggiore successo.
Judo e karate sono i più scelti soprattutto dagli under 11, ma altre discipline si stanno facendo largo, per esempio il taekwondo, sulla scia dei successi olimpici di Pechino (Mauro Sarmiento ha vinto la medaglia d'argento), e il ju-jitsu, già in voga negli Stati Uniti da dieci anni.
«Le arti marziali sono perfette per i bambini e i ragazzi», dice Claudio Robazza, psicologo dello sport e docente presso la facoltà di scienze motorie dell'Università di Chieti. «Perché in giovane età gli effetti positivi sul corpo e sulla mente sono amplificati, ma anche perché sono sport che vanno incontro alla naturale fisicità dei piccoli: i loro istinti, i loro movimenti vengono incanalati secondo regole precise e non tarpati come invece avviene in tante altre attività fisiche».
I benefici sono per la muscolatura e per la psiche. «Judo o karate sviluppano il corpo in maniera armonica, anche quello delle femminucce», spiega Andrea Lino, medico federale della Fijlkam, Federazione italiana judo, lotta, karate, arti marziali. «I muscoli saranno più forti, elastici e scattanti; la schiena e le articolazioni si rinforzano e diventano più flessibili. E tutto senza particolari rischi di traumi , perché l'obiettivo delle arti marziali apprese in palestra non è colpire l'avversario, ma affinare le tecniche di lotta».
Aggiunge Robazza: «Gli sport di combattimento potenziano disciplina, coraggio e autocontrollo. Hanno il vantaggio di richiedere il rigore nell'esecuzione e una grande attenzione per evitare di fare male a se stessi e agli altri. Inoltre, dovendo reagire alla mosse dell'avversario/compagno si sviluppa la capacità di pensare rapidamente in condizioni di rischio, mantenendo il sangue freddo».
La frequenza ideale per bambini a partire dai sei anni e ragazzi (ma anche per un adulto) è di tre volte la settimana a giorni alterni.

Ah, l'amore!
"Cara", dice un ragazzo a una ragazza,"sai che la mattina io non faccio colazione?"
"Perchè?"
"Perchè penso a te! E non pranzo nemmeno".
"Perchè?"
"Perchè penso a te! E non ceno nemmeno".
"Perchè?"
"Perchè penso a te! E di notte non dormo".
"Perchè pensi a me?"
"No, perchè...ho una fame da morire!"
Babbeo
Un tipo passeggia per strada e vede a una finestra un pappagallo che gli dice: "Babbeo!".
La cosa si ripete tre volte...
Il tipo va a protestare dal padrone, dicendo che il suo pappagallo gli dà del "babbeo".
Il giorno dopo, quando il tipo vede il pappagallo tutto incerottato, gli dice soddisfatto: "Ah, ti hanno sistemato, eh? Adesso non dici più "babbeo"...
E il pappagallo: "Io con i babbei non parlo!".
Cavallo al cinema
Un cavallo si presenta alla biglietteria di un cinema e chiede un biglietto.
La maschera dice: "Non è possibile! Un cavallo che parla!".
E il cavallo: "Non si preoccupi, durante la proiezione sto zitto!".
Gambero ansioso
Un gambero, un po' preoccupato, dice ad un altro gambero:
- Sai ieri sera mia madre è uscita per un cocktail e non è più tornata...
Alla fermata dell'autobus
Alla fermata dell'autobus un uomo chiede ad una signora: "Scusi, passa di qui il quindici?".
La signora apre la sua agenda, la sfoglia e poi risponde: "No, il quindici sono a Roma".
Allo stadio
Un bambino da solo, allo stadio, in tribuna...
Un signore lo guarda e gli chiede:
"cosa fai bambino qui solo?"
"Sono venuto a vedere la partita con la tessera di papà"
"E tuo papà dov'è?"
E' a casa che cerca la tessera!"
Bravo Pierino!
Pierino rientra a casa da scuola tutto contento:
- Sai mamma, oggi sono stato l'unico a rispondere ad una domanda della maestra!
- Davvero, Pierino? - dice contenta la mamma - E qual era la domanda?
- Chi ha messo le puntine da disegno sulla mia sedia?

I presupposti di una sperimentazione sull’educazione musicale a scuola sono la concretezza dell'esperienza musicale e il rapporto costante con la vita quotidiana.
La spinta all'elaborazione personale, la produzione diretta, il lavoro di gruppo sono poi gli elementi di gioco che aiutano a creare forme di rappresentazione scenico – musicali dinamiche e divertenti. L'educazione musicale costituisce un campo di relazione tra le espressioni e le rielaborazioni personali dei bambini, tra le conversazioni e la successiva creazione di storie, fiabe e drammatizzazioni, tra la lettura di immagini e la costruzione di cartelloni e scenografie, tra gli esercizi ritmici e le attività psicomotorie.
Durante le esperienze musicali e ritmiche, nella scuola dell’infanzia, i bambini sono fortemente motivati a strategie di relazioni ludiche che possono divenire prerequisito importante, nella prima fase della scuola primaria, per apprendere il ritmo della lettura e della scrittura. Molteplici sono le attività in forma di gioco che si possono progettare e mettere in atto con i bambini a scuola: le esperienze sonore e musicali, infatti, mirano a sviluppare la sensibilità percettivo uditiva, a favorire la fruizione dell'ambiente, a stimolare e a sostenere le relazioni di socializzazione tra bambini, attraverso l’esplorazione e la produzione in gruppo.
É piacevole cominciare dalla ricognizione esplorativa dell'ambiente sonoro, scoprendo i rumori e i suoni dello spazio circostante (animali, natura, ambiente – casa, ambiente – scuola) per poi usare la voce e il corpo come “strumenti musicali” di riproduzione dei suoni conosciuti. Attraverso l’uso di dispositivi di registrazione e di amplificazione si consente al gruppo di bambini, guidati dall’insegnante, di risentire e risentirsi riflettendo sulle similitudini e sulle differenze rispetto ai suoni originali.
Altre esperienze sono date dal passaggio alla drammatizzazione delle fiabe note: sonorizzando e cantando le scene delle fiabe conosciute e lette in sezione i bambini scoprono una modalità nuova di raccontare e esplorano regole di interazione mediate dal suono e dal ritmo.
Le esperienze con la musica trovano espressione nella mediazione educativa di filastrocche, conte, canzoni finalizzate a memorizzare semplici “repertori” di brani di vario genere (come canzoni tradizionali, canzoncine dei cartoni animati preferiti). Nel gioco gli alunni sperimentano, cioè ascoltano, memorizzano, riproducono con la voce, con il corpo, con il disegno, rappresentando il sé e la realtà con movimenti ritmici, gesti-suono e “strumentini”.
Le attività didattiche di un progetto sonoro poi possono convogliare in una manifestazione conclusiva fatta di canti più o meno semplici (a seconda dell’età dei bambini interessati), di melodie con ritmo e intonazione corretti, in gruppo e da soli per tradurre le caratteristiche sonore (durata, altezza, intensità) in azione motoria, segno grafico e parola, utilizzando colori e disegni.
Pei i bambini di 5 anni si presenta in continuità l’opportunità di formulare con l’insegnante semplici esercizi di scrittura ritmica, attraverso l’utilizzo di un “divertente pentagramma” costruito in grandi dimensioni e con i colori e utilizzando ad esempio al posto delle note musicali faccine oppure animali. L’espressività canora e la comunicazione musicale di ogni alunno viene così valorizzata dal coinvolgimento costante attraverso momenti liberi e guidati, dove la tradizione, la scoperta, la riproduzione di ritmi, l’osservazione “acustica” diventano focus di conoscenza e di apprendimento prezioso. Tutto questo, che rappresenta per i bambini un campo di esperienza e di relazione fondamentale per la conoscenza e l’uso dei linguaggi non verbali, è altrettanto un campo di azione prezioso per il docente, che attraverso la “musicalità” orienta i piccoli a esplorare e vivere lo spazio di libero movimento psicologico e affettivo.

Per questi piccini, già abituati al distacco dalla famiglia, capaci di stare in mezzo ad altri bambini, affidati alle cure di un educatore/insegnante, l'ingresso alla materna è, sicuramente, meno traumatico di quanto possa esserlo per gli altri, quelli che fino ai 2/3 anni sono rimasti in casa, accuditi da mamma o papà, nonni, baby sitter…
In questi casi, per lo meno nel primo mese, è indispensabile effettuare un vero e proprio inserimento, per nulla diverso da quello che normalmente avviene con i bimbi più piccoli al nido.
Non tutti i bimbi reagiscono allo stesso modo. Per alcuni, la scuola è un'isola felice tutta da scoprire e vi si abbandonano senza rimpianti, in modo sereno e naturale. Per altri, però, il distacco dalla famiglia è un avvenimento inaspettato e traumatico che va affrontato nel modo giusto, senza fretta e senza ripensamenti.
È importante, quindi, che i genitori che fino a questo momento hanno preferito prendersi cura personalmente del loro piccolino siano convinti della loro scelta e si rendano conto, loro per primi, che la scuola d'infanzia rappresenta veramente per il bimbo una tappa fondamentale del suo processo di crescita. Alla materna, infatti, i bambini imparano a socializzare, a rispettare le esigenze degli altri, a lavorare (giocare) in gruppo, a rispettare le regole imposte dalle insegnanti. Il loro vocabolario si arricchisce di nuovi termini e nuove espressioni, il confronto con il mondo esterno li rende più autonomi e questo rafforza la loro autostima. I laboratori e i giochi che spesso scandiscono le giornate sono uno stimolo per la fantasia e la creatività. Il contatto con gli altri fortifica il sistema immunitario.
In altre parole, nessun dubbio per la decisione presa: l'esperienza della scuola d'infanzia non può che essere positiva per il piccino.
Una volta preso atto di questo, è fondamentale che mamma e papà trasmettano serenità al bimbo e gli facciano intravedere i lati positivi dell'esperienza cui sta andando incontro. Spesso, infatti, dietro ai timori dei bambini si nascondono le ansie dei genitori che in modo del tutto inconsapevole proiettano sul piccolo la loro apprensione e i loro sensi di colpa.
Dal punto di vista pratico, è importante che il momento della separazione sia caratterizzato da gesti concreti. Innanzitutto, spiegate chiaramente al piccino che per qualche ora andrete via, ma che tornerete a riprenderlo nel pomeriggio. Fate in modo che capisca che non lo state lasciando per sempre, ma solo per un periodo temporaneo durante il quale verrà affidato alle cure delle maestre e potrà giocare coi gli altri bambini. Quindi, effettuate il "passaggio di consegna" alle educatrici e, infine, salutatelo con affetto dando tutta l'enfasi del caso a questo momento che dovrà trasformarsi in una sorta di rituale tra voi e il piccino. Infine, dopo un ultimo bacio, giratevi e andate via senza ripensamenti e strascichi anche qualora il bimbo dovesse scoppiare in un pianto disperato.
Esattamente come succede per il nido, poi, l'inserimento deve avvenire in modo graduale: rispettando i suoi tempi, cominciate nei primi giorni, lasciando il bambino a scuola solo per brevi periodi e aumentate via via il numero di ore in cui rimane da solo man mano che inizierà a prendere confidenza con i compagni e le insegnanti.

“Le cose da sapere quando si affida il proprio figlio ad un preparatore sportivo”
BAMBINI E ATTIVITÀ SPORTIVA Chi opera nell’ambito sportivo sa che una delle preoccupazioni più sentite dai genitori è quella di trovare lo sport più adatto per i propri figli. Normalmente si cerca uno sport “completo” e la domanda che più spesso viene fatta è quale sia lo sport “più completo” in assoluto. Come è ovvio, la risposta che si dà in questi casi è che non esiste uno sport veramente completo in assoluto, in quanto ogni attività fisica, quando viene indirizzata verso una specializzazione, promuove nel praticante certe caratteristiche a discapito di altre.
La cultura popolare vede nel nuoto la disciplina che maggiormente soddisfa l’esigenza di sport “omnicomprensivo”, ma, ad un esame più attento, risulta evidente che neppure il nuoto può fregiarsi di questo titolo, perché, ad esempio, non interviene su importanti qualità quali l’abilità di coordinare il corpo rispetto allo spazio circostante, la propiocettivtà, la capacità di saltare, correre o lanciare oggetti e la capacità di socializzare e di lavorare insieme agli altri per un obiettivo comune.
Ma allora, quale sport scegliere ed a quale età cominciare l’avviamento sportivo?
Per prima cosa occorre capire se la richiesta di svolgere un’attività fisica organizzata proviene dal bambino o dal genitore. Spesso il bambino mostra semplicemente una decisa e naturale volontà di muoversi, mentre è del genitore il desiderio di iscriverlo ad un corso piuttosto che ad un altro, magari per motivi di comodità organizzativa nella gestione familiare. La prima indicazione da dare è che il bambino si deve divertire a fare quello che fa. Iscriverlo ad un corso, magari prestigioso, dove però il piccolo allievo non si trova a suo agio, è sicuramente deleterio. Visto che normalmente le scuole di avviamento sportivo accettano i piccoli principianti dai cinque anni in su, soffermeremo la nostra analisi alla fascia di età compresa tra i cinque ed i sette anni. In questo periodo di crescita, il bambino ha forti motivazioni allo sport. Quando si appassiona ad un’attività motoria, ovviamente sotto forma di gioco e di divertimento, manifesta un grosso impegno ed evidenzia la presenza di una motivazione concreta e dominante. Probabilmente i due fattori primari che agiscono da molla sono il gioco e l’agonismo , oltre ad altri fattori secondari. In particolare non va sottovalutato l’agonismo, che traduce in realtà, a livello simbolico, bisogni della persona del tutto naturali, in questa età, collegati all’aggressività, all’autoaffermazione, all’interazione con la realtà. L’agonismo, dunque, essendo un fattore compensativo, equilibratore e liberatorio, se viene vissuto in un contesto organizzato, gestito da un istruttore preparato, e adeguatamente controllato, funziona da decongestionante psichico, favorendo la crescita psichica ed emotiva dell’allievo.La pratica sportiva con manifestazioni agonistiche, quindi, magari non risolve, ma contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo anche il suo inserimento “sociale”. I fattori cosiddetti secondari cui si accennava, sono probabilmente più importanti nel ragazzo e nell’adulto che non nel bambino, infatti possono essere ricondotti in variabili legate a fattori comunicativi, proiettivi, catartico-liberatori, estetici, affiliativi, conformistici, economico-sociali, se non addirittura ad ansie nevrotiche reattive, forme compensative, legati all’identità sessuale. Possono però apparire anche in queste età, quando, ad esempio, il bambino “sente” che il genitore desidera con forza che egli pratichi una certa attività e non vuole deluderlo, anche se non l’appassiona.
Iscrivere un bambino ad un corso di avviamento allo sport, quindi, significa agire anche sul suo sviluppo psichico, oltre che su quello fisico. La pratica sportiva prolungata, infatti, ha degli effetti sulla personalità, essendo dimostrato, ad esempio, che può agire su eventuali atteggiamenti ossessivi, di coartazione emotiva o su atteggiamenti istrionici. La cosa importante è che sempre l’attività venga prospettata, sia da parte dei genitori che degli insegnanti come un qualcosa di divertente, che “è bello fare” , onde evitare sintomi di psicopatologie dell’atleta, a dimostrazione che lo sport, in certi suoi eccessi, non fa sempre bene, quali, ad esempio, la sindrome da paura dell’insuccesso. Si tratta di una sorta di ansia preagonistica, con una complessa sintomatologia psichica e somatica. Mentre l’atleta adulto lavora e si allena in funzione del risultato, ciò non deve assolutamente avvenire per il bambino e per il giovanissimo. Tra l’altro questo è sbagliato non solo evidentemente su un piano etico e sociale, ma anche funzionale e della specializzazione: un grande specialista di domani, infatti, deve oggi essere un bambino che si diverte a fare sport e che cresce equilibrato e ricco di esperienze motorie. Non ha ragione di essere, dunque, il timore di alcuni genitori che il proprio figlio non possa diventare un campione se non comincia a specializzarsi in tenera età. È più vicino al vero semmai il contrario. È però importante che fin da piccolo acquisisca varie esperienze di movimento. Anche lo stress agonistico deve essere assolutamente evitato: un atleta maturo deve avere una carica psicologica tale da farlo lottare fino alla fine, in gara, contro il suo avversario, anche se si tratta del suo migliore amico. In un bambino, però questo significherebbe caricarlo della pressione di un intero ambiente affettivo: genitori, allenatore, compagni a cui egli tiene. L’ansia potrebbe essere maggiore del piacere della pratica sportiva. Ecco perché la specializzazione va ritardata il più possibile.

L'intento dei Laboratori creativi è quello di fornire un percorso guidato ai bambini in età scolare, con una sperimentazione personale, un'esperienza conoscitiva che parta da alcune suggestioni artistiche e proponga l'arte come gioco, curiosità. Le tecniche e le regole sono estratte da opere d'arte visiva di qualunque epoca antica o recente e vengono presentate sotto forma di gioco, con spiegazioni più visive che verbali. I bambini sono liberi di scegliere la tecnica che più piace, di sperimentarne anche più di una, e non viene dato loro nessun tema da svolgere. La conoscenza attraverso la sperimentazione stimolerà una progettazione creativa completamente libera.
E' proprio l'esperienza visiva e manuale che avvicinerà a tali linguaggi, attraverso una molteplicità di sollecitazioni che educheranno il bambino al linguaggio dell'arte fornendogli spunti sui caratteri tattili di oggetti e materiali, sull'espressività delle forme, sul rapporto con la musica e suggerendogli un modo di conoscere e di procedere che egli stesso sperimenterà realizzando da sè le sue opere.
La sperimentazione di materiali, strumenti e tecniche, l'osservazione della natura e l'allargamento della conoscenza plurisensoriale aiutano i bambini a comunicare meglio attraverso il linguaggio delle immagini.
Non si tenderà quindi a fare imitare un'opera o a ricrearla ma piuttosto a fornire spunti creativi che il bambino rielaborerà, evitando un'assimilazione passiva e provocando invece la mobilitazione verso suggestioni creative che potenzino i percorsi originali insiti in ogni bambino.
La conoscenza di questi elementi formativi del linguaggio visivo concorrerà a formare individui capaci di esprimersi anche nel campo delle comunicazioni visive di cui l'arte è lo stadio più alto e personale. La sperimentazione memorizza facilmente i dati e abitua all'osservazione piu esatta delle opere d'arte.
Disegnare, colorare, costruire
Giocare con la carta
Quanti tipi di carte ci sono? Cartoni, veline, carte lucide, argentate, trasparenti… è la qualità della carta che suggerisce nuove idee. La manipolazione della carta per scoprire cosa si può fare con un foglio strappato, piegato, arrotolato, sfrangiato, bucato… La tecnica dello stencil, buchi nel foglio, sagome ritagliate e merletti di carta.
I formati
Ogni spazio possiede una sua poetica. Fogli di forme diverse suggeriscono soggetti nuovi: formati orizzontali, formati verticali, forme circolari, i formati nell'architettura, i formati piccolissimi e grandissimi, le forme vuote, formati riuniti insieme…
I segni
E' il segno che fa il disegno. Strumenti diversi producono segni diversi e con lo stesso strumento si possono tracciare segni diversi secondo la pressione, la velocità e il supporto su cui viene tracciato il segno. Segni sottili, grossi, scuri, chiari, vaporosi, decisi…
Il colore
Quanti rossi ci sono? Rosso carminio, vermiglio, magenta, arancione, mattone, violaceo… e poi chiarissimo, scurissimo, eccetera. Mettiamo assieme tutti i rossi, tutti i gialli, tutti i verdi, tutti i … Si possono fare dei dipinti con un solo colore alla volta. Un colore può avere molti aspetti. Uno alla volta tutti i colori saranno esplorati.
Il collage
"Non è la colla che fa il collage" disse un giorno Duchamp. Qualunque cosa incollata assieme a caso non è un collage nel senso aristico che ha questo termine. Sarebbe come, nel caso della pittura, confondere la tavolozza col dipinto. I bambini faranno collage solo con carte senza colore ma di ogni tipo, poi opereranno con ritagli di carte, con cartoni ondulati e no, per conoscere le possibilità comunicative di ogni materiale per poi, alla fine, usarlo anche mescolato.
Il divisionismo
Sul piano di lavoro i bambini troveranno delle vaschette con i colori primari per giocare al divisionismo: si divertiranno a comporre delle superfici con due colori diversi e poi le guarderanno da lontano per vedere se si vede un altro colore che non hanno usato.
I libri illeggibili
Il libro comunica non solo con le parole e con le immagini, ma anche con i materiali, i formati, i segni, il colore. Alla scoperta del libro come oggetto. Ognuno può costruirsi un piccolo libro con carta bianca, colorata, trasparente… Le pagine si possono tagliare, piegare, sfrangiare, bucare… Libri per tutti i sensi che contengono sorprese tattili, visive, sonore. Libri alfabeto per giocare con i segni e le parole.
Disegnare un albero
Finalmente l'inverno è finito e dalla terra, dove era caduto un seme, sbuca un filo verticale verde. Il sole comincia a farsi sentire e il segno verde cresce. E' un albero, ma nessuno lo riconosce adesso, così piccolo. Man mano che cresce però, si ramifica, ogni anno gli spunteranno le gemme sui rami, dalle gemme sbucheranno altri rami, dai rami altre foglie… C'è una regola in questo gioco, che dice: "distruggendo il modello resta la regola".
Lontano e vicino
I bambini di tutto il mondo dipingono con tutti i colori sempre in primo piano. Gli adulti pensano che sia molto difficile spiegare ai bambini che cos'è la prospettiva cromatica. Ma siccome si tratta di un fatto visivo, è sbagliato cercare di spiegarlo a parole: diventa complicatissimo. Se invece lo si fa vedere, lo si comunica visivamente, allora tutto diventa facile. Diventa il gioco del lontano e vicino.
Le forme componibili
La conoscenza della modulazione dello spazio e della combinazione delle forme componibili è utile alla formazione razionale del pensiero, lasciando libera la fantasia di comporre i moduli come si vuole. Nel laboratorio delle forme componibili verranno proposte molte serie di moduli diversi, basati su regole diverse, che possono dare tante possibilità di comporre. Se poi si aggiunge anche la componente del colore i giochi vanno all'infinito.
Le textures
Carta vetrata, reti metalliche, gomme a rilievo, vetri stampati, tessuti, intonaci, per creare nuove immagini attraverso la tecnica del frottage. Che differenza c'è tra una palla di legno, un'arancia, un gomitolo e la luna? Ammesso che siano tutte di uguale dimensione, noi potremmo dire che sono tutte delle sfere ma che si differenziano per la natura della loro superficie. La texture è quindi una caratterizzazione di una superficie piana o plastica.
Rose nell'insalata
Che immagine viene fuori se sezioniamo una piantina di lattuga e ne usiamo il gambo come timbro? Vengono fuori delle rose con grande meraviglia dei bambini. Basta cominciare a sezionare e timbrare sedano, cipolle, peperoni, finocchi, cavoletti, pomodori…
Disegnare l'acqua
Disegnare l'acqua, si fa presto a dirlo, ma quale acqua possiamo disegnare? Per disegnare una grande distesa di acqua calma basta una linea orizzontale: sopra c'è il cielo e sotto tutta acqua. Per disegnare una grande onda che si infrange dividendosi in mille gocce contro uno scoglio, ci vuole molta abilità, osservazione, mestiere, conoscenza di come si muove una massa d'acqua. E poi l'acqua non è mai la stessa, a volte è leggerissima, a volte è dura come il ghiaccio, a volte impalpabile come il vapore acqueo…
Con un foglio di carta
Solo fogli di carta. Che cosa possiamo fare, se abbiamo voglia di inventare delle forme e delle immagini e non troviamo né pennarelli, né pastelli, né colori a tempera? La carta si può piegare, strappare, tagliare, bucare, appallottolare, accartocciare, bagnare, arrotolare, intrecciare, incastrare…

Oggi esistono libri che ci raccontano come si realizzano questi lavori e addirittura si possono trovare interi fogli con disegni di tutte le dimensioni da ritagliare e posizionare.
Immagino una ragazza del tempo della regina Vittoria intenta ad intagliare qualche romantico mazzolino di fiori da applicare poi su una scatoletta di latta magari un po' rovinata dall'uso.
Ma forse il decoupage prende origine solo dal desiderio di abbellire. Allora mi pare più facile pensare alle origini legate al collage.
La tecnologia ha poi realizzato prodotti straordinari sia come base sia per realizzare il manufatto e a noi non resta altro che correre in una ferramenta o in una cartoleria fornita ed iniziare l'opera.
Forse però sarà meglio cominciare con un oggetto a portata di mano, magari un po'...vissuto e avanzi di carta da regalo. Dopo aver migliorato il tratto del ritaglio e la composizione possiamo iniziare "sul serio".
Non dimenticate che l'ingrediente fondamentale è la creatività!
Collage e decoupage sono tecniche molto adatte ai bambini che possono sbizzarrirsi fin dalla più tenera età e con poca spesa si possono trascorrere pomeriggi indimenticabili ed allenare anche il "senso" del riciclaggio.
Di seguito vi darò alcuni brevi consigli e vi mostrerò le belle immagini dei lavori di Tiziana, un'insegnante siciliana e dei lavori fatti dai ragazzi nella mia Scuola.
OCCORRENTE
Tantissima creatività, colla tipo vinavil, pennelli piatti di buona qualità, ritagli di carta, oggetto da decorare, magari recuperato, acqua, flatting, forbici e taglierina.
Carta: fotocopie, carta da regalo, carta da stencil ma non deve essere troppo spessa per il volume e troppo lucida.
Preparazione: inserire in una bacinella d'acqua per qualche secondo per renderla più porosa.
Si possono utilizzare anche stoffa e merletti.
Taglio: con forbicine, magari da decoupage con punte curve, taglierina..Se il disegno va "segmentato" segnate i punti di raccordo, anche sull'oggetto, con una matita grassa e tanta leggerezza.
DOSE COLLANTE
Sciogliere 5 parti di colla e 1 di acqua; più la carta è porosa e meno acqua aggiungere.
COME SI FA
Spennellare la colla diluita sul retro dell'immagine. Posizionare ed, evitando le bolle d'aria, far aderire perfettamente. stendere una mano di colla e quando è asciutta un'altra...fino a che non si colmi, almeno in parte, il livello esistente tra il disegno e l'oggetto. Uno dei vantaggi del vinavil è che diventa una pellicola trasparente. Attenzione ai peli e alle strisciate! A questo punto siamo pronti per la RIFINITURA: più mani di flatting (sempre quando una è asciutta passare all'altra, magari ad intervalli di un giorno). Anche questo serve per colmare la distanza con la superficie dell'oggetto. Su pareti e tessuti non eseguire! Alternativa: il craquelé.
IL CRAQUELE'
E' la rifinitura che antica il lavoro. Si possono ottenere crepe di tutti i tipi. La prima cosa da fare è stendere sull'oggetto finito una mano di flatting ad olio ed attendere che diventi appiccicoso se lo pressate un poco. A questo punto entra in scena la vernice screpolante (o la gomma arabica) che va stesa con un pennello schiacciato di ottima qualità, senza lasciare peli!!! Trascorsa 1 ora e mezzo o 2 appariranno le crepe. Se il flatting è più asciutto ci saranno crepe più sottili:
Per le crepe più grosse il flatting deve essere meno asciutto. Determinanti anche la temperatura dell'aria, l'umidità...insomma non possiamo prevedere il risultato finale e forse questo è uno dei motivi di maggior fascino di questa tecnica.
La bellezza del craquelé è proprio nella evidenza particolare che hanno le crepe grazie ad un "aiutino". Basta stendere con un panno una piccola quantità di colore ad olio (ocra, terra d'ombra o nero), eliminando con cura l'eccesso cioè tutto il colore che non è penetrato nelle crepe. In questo modo si evidenzieranno tutte le sfumature.
A questo punto abbiamo quasi terminato il lavoro: stendete una mano di flatting di tipo trasparente o effetto cera, se preferite l'anticato più soft.

I NOMI DEI SETTE NANNI
(PISOLO BRONTOLO EOLO CUCCIOLO DOTTO GONGOLO MAMMOMOLO)
COME SI CHIAMA L'AMICA DEL PADRE DI NEMO?
(DORI)
DI CHI S'INNAMORA CIUCHINO NELLA STORIA DI SHREK?
(DRAGO)
QUANTI SONO E COME SI CHIAMAMNO I TELETABIS?
(DIXI TINKIWINKI LALA POO)
IN QUALE CITTA' SI TROVA LO ZOO DI MADAGASCAR?
(NEWYORK)
I QUATTRO PROTAGONISTI DEL MADAGASCAR BARCANO SU UN'ISOLA,CHI LI SALVA DALLA LORO SVENTURA?
(PINGUINI)
CHE ANIMALE E' CALIMERO?
(CANARINO)
I COMPONENTI DELLA FAMIGLIA SIMPSON QUANTI SONO E COME SI CHIAMANO?
(SONO 5:BART LISA MAGGHIE OMER MARGE)
QUALE FIUME ATTRAVERSA ROMA?
(TEVERE)
5 CITTA' CHE INIZIANO CON LA LETTERE L!!!
DOVE SI TROVANO LE PIRAMIDI?
(EGITTO)
HA LE ALI MA NONO LE PIUME VOLA NELL'ARIA MA NON CINGUETTA CHIE E'?
(AEREO)
SONO PICCINA E O I CORNETTI
CORTI CORTI FACCIO I PASSETTI
NONO CONSCO MAI LA FRETTA
CON ME PORTO SEMPRE LA CASSETTA.
INDOVINA CHI SONO????
(LUMACA)
ALTO LA' BAMBINO MIO PERCHE' ROSSO SONO IO
QUANDO GIALLO MI VEDRAI
PER UN PO' TI FERMERAI
QUANDO VERDE AL FIN SARO'
IO PASSAR TI LASCERO'
COSE'?
(IL SEMAFORO)

1.Hanno grandi cappelli, ma non teste da coprire. Hanno tutti un solo piede, ma non scarpe da calzare. (i funghi)
2.Hanno vestiti diversi, di un colore particolare, ma quando viene freddo si devono spogliare. (gli alberi)
3.Ha la barba, ma non è vecchio; ha la treccia, ma non è una donna; ha gli spicchi, ma non è un arancio. (l’aglio)
4.Come si chiama quella bevanda ottenuta dall’infuso dei fiori essiccati di una pianta simile alle margheritine? (la camomilla)
5.Mi conservano in cantina, mi tagliano in cucina, faccio piangere la folla e sono …(la cipolla)
6.Come si chiama quel fiore che troviamo solo in alta montagna?
la stella alpina)
7.Verdolino penzolava; l’ho sbucciato e biancheggiava. L’ho aperto ed era rosso, dolce, morbido, senz’osso. Alla bocca l’ho appoggiato, tutto quanto l’ho mangiato. (il fico)
8.Son spinoso, ma ho un cuore buono; d’estate vivo in alto e d’inverno scendo. Tu vai cercando quel che aprendomi perdo. (il riccio della castagna)
GLI ANIMALI
1.Quali sono gli animali, che giovani o vecchi, adoperano il naso per grattarsi gli orecchi? (gli elefanti)
2.Ha la vita appesa ad un filo, e lavora per un pugno di mosche. (il ragno)
3.Indovina indovinello, mezzo topo e mezzo uccello. (il pipistrello)
4.La casetta ha sulle spalle, gira i monti, gira la valle; veloce proprio non sa andare, sai dirmi tu come si fa chiamare? (la lumaca)
5.Non è un re, ma ha la corona. Non è un orologio, ma le ore suona. (il gallo)
6.Sono operaie, ma in fabbrica non vanno; producono dolcezza, ma se le prendi male fanno. (le api)
7.Le case all’altezza dei campanili fa, senza cemento e con facilità, ma non è un muratore. Chi sarà questo signore? (la rondine)
8.Quando nasce è vermicello, proprio brutto e niente bello; ma poi cresce e vengon fuori dei fantastici colori. (la farfalla)
IL CIELO E IL TEMPO
1.Ha tanti raggi ma non è una ruota, che cos’ è? (il sole)
2.Quando sta per calare, non diminuisce, ma aumenta. (la nebbia)
3.La mia vita nessuno può fermare, ma in un mese divento vecchia e mi devo rinnovare. (la luna)
4.cos’è quella cosa che tutti fa tremare senza dover minacciare? (il freddo)
5.Sono padre di dodici figli, e tutti portano doni e consigli, ma l’uno all’altro non sono uguali. (l’anno)
6.Di notte arriviamo anche se non ci hai chiamato; di giorno spariamo, ma nessuno ci ha rubato. (le stelle)
LA GEOGRAFIA
1.Come si chiama quella città veneta famosa per l’acqua alta? (Venezia)
2.Qual è la capitale del panettone? (Milano)
3.La città dei gianduiotti. (Torino)
PERSONE E MESTIERI
1.Sono signore buone e gioiose, ma vivono solo nella fantasia. Con la bacchetta in mano, possono fare ogni magia (le fate)
2.Passa la vita tra rose e fiori, mille profumi, mille colori. (il giardiniere)
3.Non si può dire che le manchi la classe. (la maestra)
4.Lavora sempre nell’oscurità, dove la luce chiaro non fa, e anche se si trova in mezzo a tanti a lui danno sempre cariche brillanti. (il minatore)
5.Chi è quella Santa che si festeggia il 13 dicembre? (Lucia)
COSE E OGGETTI
1.Non ha braccia, non ha gambe, ma corre e salta come un capretto. (la palla)
2.Vola senza piume, ha le ali ma non cinguetta. (l’aereo)
3.Al suo passaggio tutti si tolgono il cappello, perché ha i denti, ma non morde. (il pettine)
4.Di cose ne sa tante ma non sa parlare, chi è? (il libro)
5.Più è nera, più è pulita. (la lavagna)
6.Con un buco in testa, fa tanti buchi. (l’ago)
7.E’ un tipo un pò originale, che sta in casa col bel tempo, ed esce quando piove. (l’ombrello)
8.Chi nasce con me, è ritenuto fortunato. (la camicia)
9.Cos’è quella cosa che più la lavi, più diventa piccola? (il sapone)
10.Ho i raggi, ma non splendo, e se mi buco.. allora attento! (la ruota)
11.Non sono uomini, non sono donne, ma portano i pantaloni e anche le gonne. (gli attaccapanni)
12.Lo puoi piantare, ma non crescerà; ha una testa, ma mai ragionerà. (il chiodo)
IL CIBO
1.Solo quando è fresco scotta, sai dirmi di che si tratta? (il pane)
2.Tutti mi sanno aprire, nessuno mi sa richiudere, non sto in piedi dritto e se mi rompi, a volte, son fritto. (l’uovo)
3.Quando è buona, tutti la scartano. (la caramella)
4.Nella fossa delle acque bollenti, entran bastoni ed escon serpenti. (gli spaghetti)
5.Non ha prurito, però si gratta. (il formaggio)
6.Può essere corretto, anche se non ha alcun errore. (il caffè)
7.Son legato ma innocente, piaccio molto a tanta gente; dormo appeso ad una trave, e non sono niente male. (il salame)
VARIE
1.Con gli occhi aperti non lo puoi trovare, ma se li tieni chiusi, lui può arrivare, cos’è? (il sonno)
2.Mi trovi se vai in un posto desolato, e se parli me ne sono già andato. (il silenzio)
3.Se non parli per primo tu, lui non dice niente. (l’eco)

Chi ha meno di 18 anni ha tutti i diritti elencati nella convenzione.
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Art. 2
Ogni bambino e ragazzo ha i diritti elencati nella convenzione; non ha importanza il colore della pelle, né il sesso, né la religione, non ha importanza che lingua parla, né se è un disabile, né se è ricco o povero.
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Art. 3
Il Governo e i genitori devono fare quello che è meglio per tutelare il
benessere del bambino.
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Art. 6
Tutti devono riconoscere che hai il diritto di vivere.
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Art. 7
Hai il diritto di avere un nome, una nazionalità e il diritto di conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro.
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Art. 9
Non dovresti venire separato dai tuoi genitori, a meno che non sia per il tuo bene.
Se i tuoi genitori decidono di vivere separati, dovrai vivere con uno solo di essi, ma hai il diritto di poter contattare facilmente tutti e due.
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Art. 10
Se tu e i tuoi genitori vivete in due nazioni diverse, avete il diritto di ritornare assieme e vivere nello stesso posto.
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Art. 11
Nessuno ha il diritto di rapirti, e se vieni rapito il governo dovrebbe fare di tutto per liberarti.
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Art. 13
Hai il diritto di imparare e di esprimerti per mezzo delle parole, della scrittura, dell'arte e così via, a meno che queste attività non danneggino i diritti degli altri.
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Art. 14
Hai il diritto di pensare quello che vuoi e di appartenere alla religione che preferisci.
I tuoi genitori dovrebbero aiutarti a distinguere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
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Art. 2
Hai il diritto di incontrare altre persone, fare amicizia con loro, e fondare delle associazioni, a meno che ciò non danneggi i diritti degli altri.
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Art. 16
Hai il diritto di avere una vita privata. Per esempio, puoi tenere un diario che gli altri non hanno il diritto di leggere.
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Art. 17
Hai il diritto di raccogliere informazioni dalle radio, dai giornali, dalle televisioni, dai libri di tutto il mondo. Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu riceva delle informazioni che puoi capire.
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Art. 18
I tuoi genitori dovrebbero collaborare per allevarti e dovrebbero fare quel che è meglio per te.
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Art. 19
Nessuno dovrebbe farti del male in nessun modo.
Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu sia protetto da abusi, violenze o negligenze.
Nemmeno i tuoi genitori hanno il diritto di farti del male.
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Art. 20
Se non hai i genitori, o se vivere con i tuoi genitori è pericoloso per te, hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale.
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Art. 21
Se devi essere adottato, gli adulti dovrebbero assicurarsi che vengano scelte le soluzioni più vantaggiose per te.
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Art. 22
Se sei un rifugiato (cioè se devi lasciare al tua nazione perché viverci sarebbero pericoloso per te) hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale.
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Art. 23
Se sei un disabile, fisico o psichico, hai diritto a cure speciali e a un'istruzione speciale, che ti permettano di crescere come gli altri bambini.
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Art. 24
Hai il diritto di godere di una buona salute. Ciò significa che dovresti ricevere cure mediche e farmaci quando sei malato. Gli adulti dovrebbero fare di tutto per evitare che i bambini si ammalino, in primo luogo nutrendoli e prendendosi cura di essi.
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Art. 27
Hai il diritto ad uno standard di vita sufficientemente buono. Ciò significa che i tuoi genitori hanno l'obbligo di assicurarti cibo, vestiti, un alloggio, etc. Se i tuoi genitori non possono permettersi queste cose, il governo dovrebbe aiutarli.
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Art. 28
Hai il diritto di ricevere un'istruzione. Devi ricevere un'istruzione di base fino a 15 anni e deve essere gratuita. Dovresti poter andare a scuola fino a 18 anni.
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Art. 29
Lo scopo della tua istruzione è di sviluppare al meglio la tua personalità, i tuoi talenti e le tue capacità mentali e fisiche. L'istruzione dovrebbe anche prepararti a vivere in maniera responsabile e pacifica, in una società libera, nel rispetto dei diritti degli altri, e nel rispetto dell'ambiente.
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Art. 30
Se appartieni ad una minoranza hai il diritto di mantenere la tua cultura, professare la tua religione e parlare la tua lingua.
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Art. 31
Hai il diritto di giocare.
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Art. 32
Hai il diritto di essere protetto dal lavorare in posti o in condizioni che possano danneggiare la tua salute o impedire la tua istruzione. Se il tuo lavoro produce un guadagno dovresti essere pagato in modo adeguato.
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Art. 33
Hai il diritto di essere protetto dalle droghe e dalle attività illegali volte a produrre e spacciare droghe.
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Art. 34
Hai il diritto di essere protetto dagli abusi sessuali.Ciò significa che nessuno può fare nulla al tuo corpo contro la tua volontà; per esempio, nessuno può toccarti o scattarti foto o farti dire cose che non vuoi dire.
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Art. 35
A nessuno è permesso rapirti o venderti.
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Art. 37
Anche se fai qualcosa di sbagliato, a nessuno è permesso punirti in una maniera che ti umili o ti ferisca gravemente.
Non dovresti mai essere rinchiuso in prigione, se non come rimedio estremo; e se vieni messo in prigione hai diritto ad attenzioni speciali e a visite regolari della tua famiglia.
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Art. 40
Hai il diritto di difenderti se sei stato accusato di aver commesso un crimine.
La polizia e gli avvocati e i giudici in aula dovrebbero trattarti con rispetto e assicurarsi che tu capisca quello che sta succedendo.
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Art. 42
Tutti dovrebbero sapere che esiste questa convenzione.
Hai il diritto di sapere quali sono i tuoi diritti, e anche gli adulti dovrebbero conoscerli.

Prima del 1989 la Comunità internazionale si era occupata
del problema della tutela dei diritti dei fanciulli già due volte, nel 1924 e nel 1959, con l’enunciazione del diritto ad un sano sviluppo psicofisico, del diritto a non subire discriminazioni, ad avere un nome, una nazionalità, assistenza e protezione dalla Stato di appartenenza, e riconoscendo ai minori una propria soggettività di fronte al diritto, aprendo in tal modo una breccia nella visione adulto centrica da sempre accolta dagli Stati.
Tuttavia è solo con la convenzione del 1989 che si ottiene una protezione piena e completa dell’infanzia. La convenzione di New York, infatti, non si limita ad una dichiarazione di principi generali, ma se ratificata, rappresenta un vero e proprio vincolo giuridico per gli Stati contraenti, i quali dovranno uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione medesima per far sì che i diritti e le libertà in essa proclamate vengano attuati.
A tutt’oggi, la Convenzione dei Diritti del Fanciullo del 1989 è stata ratificata da 192 Paesi del mondo, tra i quali vi è l’Italia.
Essa rappresenta una tappa fondamentale nel cammino volto al riconoscimento della soggettività del bambino, che finalmente diviene titolare di situazioni giuridiche soggettive a fronte delle quali, i genitori, lo Stato e la Comunità Internazionale si impegnino, con diversi livelli di responsabilità, a predisporre un sistema che ne realizzi il “superiore interesse”.

GIOCHI SULLA CREATIVITA'
Il detective
Lo specchio

I bambini normalmente fanno teatro anche quando non sanno che significhi questo termine:imitano la mamma nei suoi lavori di casa,rappresentano le persone che conoscono(dottore, il vigile...)così come li vedono,si immedesimano nei personaggi che incontrano attraverso i libri o la televisione.
La tipica frase "giochiamo che io ero la guardia e tu il ladro" indca la simulazione,il passaggio in un mondo di fantasia.
Attraverso i giochi teatrali i bambini imparano a conoscere il mondo,ad immedesimarsi in altre persone e ad affrontare la realtà.
Che cosa diversifica il gioco di immedesimazione dallo spettacolo tetrale?
Il gioco spontaneo si svolge in assenza di spettatori,mentre il teatro,per sua definizione,richiede la presenza di un pubblico.
Fra due forme si situa il "gioco drammatico": attività che avviene in assenza di pubblico e con una buona dose di improvvisazione,guidata da un'animatore il quale, resta fuori dal gioco ed ha la funzione di osservare i bambini.
Nell'esperienza dell animazione ci sono due fasi: il momento creativo dell'improvvisazione e il momento tecnico dell'esercizio.
Lavorando con bambini enon con attori è neccesario iniziare con l'aspetto più ludico e spontaneo.Sarà attraverso i giochi di drammatizzazione che i bambini riscontreranno alcune difficoltà nell'usare il proprio corpo e comprenderanno l'utilità di educarlo attraverso un lavoro di laboratorio teatrale.
L' espressione: i bambini devono prendere coscienza che ciascuno ha la capacità di inventare qualcosa di originale e potenzialità che nemmeno sospettava di possedere.Il metodo più usato è quello dell' improvvisazione : non si fà il personaggio,ma si è quel determinato personaggio
La presa di coscienza: il metodo dell'animazione richiede che prima si viva un'esperienza e solo dopo si rifletta su di essa.E' questo il metodo più naturale attraverso il quale il bambino apprende: egli fà esperienza attraverso quello che ha vissuto,comprende se stesso e il mondo circostante.
La comunicazione: questa ultima fase completa l'itinerario,mettendo in condizione di comunicare agli altri la ricchezza di quanto si sta sperimentando all'interno del laboratorio tatrale.La capacità di comunicare non si raggiunge automaticamente a fine lavoro, ma è elemento da privileggiare in tutte le fasi precedenti del lavoro.durante il percorso di animazione teatrale in alcuni momenti deve soffermarsi e riflettere se il lavoro espressivo è anche comunicativo.
ALLA RICERCA DEL SOLE
Questa favola e' anche un gioco che ho fatto in una domenica mattina di pioggia in cui non si poteva mettere il naso fuori di casa.

"Perche' sei cosi' arrabbiato ?"-gli chiede la sorellina piccola "Perche' ho perso tutte le penne della coda"-le risponde lui piuttosto seccato. "Te le rifacciamo noi"-dicono le due sorelline in coro.
Il gallo tutto contento le fa passare e cosi' arrivano ad un antico castello. La porta e' chiusa, e le sorelline bussano; viene ad aprire il guardiano del castello che chiede loro: "Che cosa volete ?". "Stiamo cercando il sole;"-dicono loro-"puoi aiutarci a trovarlo ?". "Perche' dovrei farlo ?"-risponde lui-"Cosa mi potete dare in cambio se vi faccio entrare ?" ."Ma noi non abbiamo niente!"-protestano le bambine-"Aiutaci tu, Fata Fragolina."
La fata allora, con la sua bacchetta magica, fa comparire una boccia con dentro un bel pesce argentato.

"Provate a guardarci dentro"-dice la Fata Fragolina-"e vedrete quello che desiderate vedere; e' uno specchio magico!". Le bambine guardano nello specchio e vedono il mare; e quando si girano intorno a loro c'e' la spiaggia e il sole.
Il gioco consiste naturalmente innanzitutto nel disegnare e colorare la storia ed i personaggi, e poi nel costruire alcune cose: la coda del galletto puo' essere fatta con striscioline di carta colorata attaccate con la colla o con lo scotch, la porticina del castello puo' essere fatta con un rettangolino di carta colorata attaccata con lo scotch in modo che possa aprirsi e rivelare il guardiano al suo interno, il pesciolino nella boccia con pezzetini di carta stagnola a simulare le squame e lo specchio magico sempre con la carta stagnola. E comunque non ci sono limiti alla fantasia ed alla possibilita' di reinventarsi la storia.

Questa ricetta per fare delle bolle di sapone speciali, cioè molto resistenti, arriva direttamente dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, dove organizzano dei laboratori didattici aperti ai bambini con i loro genitori, divisi per fascia d'età: si può così imparare a muovere dei robot, o a scrivere con la penna d'oca seguendo le orme di Leonardo da Vinci, o ancora a manipolare la carta con la tecnica degli origami, o a fare bolle di sapone speciali, anche quadrate!


Il gioco euristico fu ideato e diffuso dalla pedagogista inglese
Elinor Goldschmied e viene proposto ai bambini della fascia
d’età compresa tra il primo e il secondo anno di vita.
Tra i principali obiettivi di tale gioco troviamo:
- incoraggiare l’uso della creatività;
- stimolare la sensibilità al tatto tramite l’uso di oggetti di
materiale diverso;
- abbozzare un primo processo logico attraverso la
suddivisione per categorie e l’utilizzo del materiale offerto
in più varianti.
COME SI SVOLGE:
L’educatrice in assenza dei bambini, prepara tanti centri di
interesse quanti sono i bambini (max 5) in vari punti di un
tappeto di moquette. Nella predisposizione di tali centri,
sceglie del materiale che può essere abbinato in modo
diverso, dando spazio alla fantasia e alla logica del bambino
(es. catenelle-barattoli-rotoli-anelli).
Al loro ingresso i bambini si accomoderanno ciascuno presso
un centro di interesse e, con il materiale a disposizione,
potranno sperimentare ogni variante desiderata. Un esempio
può essere fatto analizzando l’utilizzo che i bambini
frequentemente propongono quaAlcuni bimbi amano usare la catenella come se
fosse una collana, altri amano farla scorrere in bocca tra i
ndo vengono presentate loro
le catenelle. denti, altri farsela scivolare addosso o tra le mani o infilarla e
travasarla tra un contenitore e l’altro.
Durante l’attività l’adulto interverrà raramente e solo per
rassicurare e ricreare il centro di interesse. Dovrà tutelare
l’attività di ogni piccolo intervenendo discretamente e
riaccompagnando al suo posto chi “irrompe”
nell’organizzazione di chi sta lavorando tranquillamente.
Utilizzerà raramente espressioni verbali e cercherà di
supplire il suo movimento attraverso sguardi, sorrisi, ecc.

MATERIALE
· è sistemato in sacchi di stoffa di uguale colore
predisponendo un sacco per ogni tipo di oggetto;
· di gran quantità, per permettere ai bambini di avere a
disposizione oggetti a sufficienza eliminando, in
questo modo, il conflitto che si potrebbe creare per
una contesa;
· di recupero, materiale che si può raccogliere
facilmente in casa;
· stimolante, affinché attraverso il tatto i piccoli
possano vivere più sensazioni (es. freddo con la latta e
le catenelle di ferro, morbido con i pon pon di lana,
duro come i barattoli di latta, rumoroso come gli
anelli di ottone, silenzioso, ecc.);
· multifunzionale, nel senso che il materiale utilizzato
durante il gioco il bambino potrebbe tranquillamente
ritrovarlo a casa essendo di recupero (es. le mollette
di legno, i bigodini della mamma, ecc.).
Una seduta di gioco euristico può arrivare a 30 minuti. Un
terzo del tempo è importante destinarlo alla raccolta ed al
riordino del materiale. Il tempo utilizzato per mettere in
ordine gli oggetti ha la stessa importanza del tempo trascorso
per il gioco e può considerarsi estensione del gioco stesso.
Con pazienza e tempo disponibile anche i più piccoli presto
capiranno ciò che viene loro richiesto e saranno in grado di
collaborare al riordino. Con frasi brevi verrà chiesto al
bambino il tipo di materiale da riportare all’interno del sacco
(tenuto in mano dall’educatrice) e questa risponderà con un
“grazie”, ci sono poche occasioni per l’adulto di poter
ringraziare un bambino di quindici mesi, questa lo è.
Durante il riordino se un bambino porta un oggetto diverso
da quello richiesto, l’adulto lo ringrazia, non glielo lascia
mettere nel sacco ma lo prende in mano e lo appoggia su una
sedia appositamente preparata accanto a sé.
A come armatura
B come bravura

C come canaglia che con me viene in Questura
D come diamante
E come elefante

F è un furfante che in galera finirà

Per G c’è tanta gente
Per H non c’è niente
Immediatamente alla L passerò
L l’animale
M meno male
N è Natale e tanti doni avrò
Per O abbiamo l’orco
P come Pinocchio

Q questo marmocchio domani mangerò
R come Roma
S come strade
T tutte le strade a Roma porteranno
Uh che bella storia
V vi ho raccontato
Z ho tanto sonno e a letto me ne andrò, sotto le coperte tutte le parole fanno capriole e una fiaba .