
Se comandasse lo zampognaro
Che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale?
"Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d'oro e d'argento".
Se comandasse il passero
Che sulla neve zampetta,
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?
"Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso
tutti i doni sognati
più uno, per buon peso".
Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone?
" Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino".
Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;
se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l'anno

1.Hanno grandi cappelli, ma non teste da coprire. Hanno tutti un solo piede, ma non scarpe da calzare. (i funghi)
2.Hanno vestiti diversi, di un colore particolare, ma quando viene freddo si devono spogliare. (gli alberi)
3.Ha la barba, ma non è vecchio; ha la treccia, ma non è una donna; ha gli spicchi, ma non è un arancio. (l’aglio)
4.Come si chiama quella bevanda ottenuta dall’infuso dei fiori essiccati di una pianta simile alle margheritine? (la camomilla)
5.Mi conservano in cantina, mi tagliano in cucina, faccio piangere la folla e sono …(la cipolla)
6.Come si chiama quel fiore che troviamo solo in alta montagna?
la stella alpina)
7.Verdolino penzolava; l’ho sbucciato e biancheggiava. L’ho aperto ed era rosso, dolce, morbido, senz’osso. Alla bocca l’ho appoggiato, tutto quanto l’ho mangiato. (il fico)
8.Son spinoso, ma ho un cuore buono; d’estate vivo in alto e d’inverno scendo. Tu vai cercando quel che aprendomi perdo. (il riccio della castagna)
GLI ANIMALI
1.Quali sono gli animali, che giovani o vecchi, adoperano il naso per grattarsi gli orecchi? (gli elefanti)
2.Ha la vita appesa ad un filo, e lavora per un pugno di mosche. (il ragno)
3.Indovina indovinello, mezzo topo e mezzo uccello. (il pipistrello)
4.La casetta ha sulle spalle, gira i monti, gira la valle; veloce proprio non sa andare, sai dirmi tu come si fa chiamare? (la lumaca)
5.Non è un re, ma ha la corona. Non è un orologio, ma le ore suona. (il gallo)
6.Sono operaie, ma in fabbrica non vanno; producono dolcezza, ma se le prendi male fanno. (le api)
7.Le case all’altezza dei campanili fa, senza cemento e con facilità, ma non è un muratore. Chi sarà questo signore? (la rondine)
8.Quando nasce è vermicello, proprio brutto e niente bello; ma poi cresce e vengon fuori dei fantastici colori. (la farfalla)
IL CIELO E IL TEMPO
1.Ha tanti raggi ma non è una ruota, che cos’ è? (il sole)
2.Quando sta per calare, non diminuisce, ma aumenta. (la nebbia)
3.La mia vita nessuno può fermare, ma in un mese divento vecchia e mi devo rinnovare. (la luna)
4.cos’è quella cosa che tutti fa tremare senza dover minacciare? (il freddo)
5.Sono padre di dodici figli, e tutti portano doni e consigli, ma l’uno all’altro non sono uguali. (l’anno)
6.Di notte arriviamo anche se non ci hai chiamato; di giorno spariamo, ma nessuno ci ha rubato. (le stelle)
LA GEOGRAFIA
1.Come si chiama quella città veneta famosa per l’acqua alta? (Venezia)
2.Qual è la capitale del panettone? (Milano)
3.La città dei gianduiotti. (Torino)
PERSONE E MESTIERI
1.Sono signore buone e gioiose, ma vivono solo nella fantasia. Con la bacchetta in mano, possono fare ogni magia (le fate)
2.Passa la vita tra rose e fiori, mille profumi, mille colori. (il giardiniere)
3.Non si può dire che le manchi la classe. (la maestra)
4.Lavora sempre nell’oscurità, dove la luce chiaro non fa, e anche se si trova in mezzo a tanti a lui danno sempre cariche brillanti. (il minatore)
5.Chi è quella Santa che si festeggia il 13 dicembre? (Lucia)
COSE E OGGETTI
1.Non ha braccia, non ha gambe, ma corre e salta come un capretto. (la palla)
2.Vola senza piume, ha le ali ma non cinguetta. (l’aereo)
3.Al suo passaggio tutti si tolgono il cappello, perché ha i denti, ma non morde. (il pettine)
4.Di cose ne sa tante ma non sa parlare, chi è? (il libro)
5.Più è nera, più è pulita. (la lavagna)
6.Con un buco in testa, fa tanti buchi. (l’ago)
7.E’ un tipo un pò originale, che sta in casa col bel tempo, ed esce quando piove. (l’ombrello)
8.Chi nasce con me, è ritenuto fortunato. (la camicia)
9.Cos’è quella cosa che più la lavi, più diventa piccola? (il sapone)
10.Ho i raggi, ma non splendo, e se mi buco.. allora attento! (la ruota)
11.Non sono uomini, non sono donne, ma portano i pantaloni e anche le gonne. (gli attaccapanni)
12.Lo puoi piantare, ma non crescerà; ha una testa, ma mai ragionerà. (il chiodo)
IL CIBO
1.Solo quando è fresco scotta, sai dirmi di che si tratta? (il pane)
2.Tutti mi sanno aprire, nessuno mi sa richiudere, non sto in piedi dritto e se mi rompi, a volte, son fritto. (l’uovo)
3.Quando è buona, tutti la scartano. (la caramella)
4.Nella fossa delle acque bollenti, entran bastoni ed escon serpenti. (gli spaghetti)
5.Non ha prurito, però si gratta. (il formaggio)
6.Può essere corretto, anche se non ha alcun errore. (il caffè)
7.Son legato ma innocente, piaccio molto a tanta gente; dormo appeso ad una trave, e non sono niente male. (il salame)
VARIE
1.Con gli occhi aperti non lo puoi trovare, ma se li tieni chiusi, lui può arrivare, cos’è? (il sonno)
2.Mi trovi se vai in un posto desolato, e se parli me ne sono già andato. (il silenzio)
3.Se non parli per primo tu, lui non dice niente. (l’eco)

UN'EURO DI PANNA:è un gioco di gruppo senza limitazioni nel numero di persone che possono parteciparvi.E'necessaria la presenza di un'animatore.
MATERIALE: PIATTI DI CARTA(1 per giocatore),MONETA DA UN'EURO(1 per giocatore),PANNA MONTATA.
SPIEGAZIONE
L'animatore prepara un piatto colmo di panna per ciascun giocatore e,all 'interno di ogni piatto,pone una moneta da un euro.
Al via, i concorrenti devono cercare di trovare la moneta afferrandola tra i denti senza l ausilio delle mani.
VARIAZIONI
Al posto delle monete,si possono utilizzare altri oggetti commestibili(chicco i caffè,un cioccolatino)
BUONA LA PANNA MONTATA:è un gioco di coppie.
MATERIALE:BENDE(una per coppia),cucchiaini(uno per coppia)TAZZE(una per coppia)PANNA MONTATA
SPIEGAZIONE
I partner vengono bendati e a uno di loro viene consegnata una tazza piena di panna montata e un cucchiaino.Al via dell'animatore, il giocatore con la panna montata deve cercare di imboccare il proprio compagno.Vince la coppia che termina per prima.
VARIAZIONI
Sostituire la panna montata altri cibi(crema al cioccolato calda, macedonia,marmellata)
Solo il giocatore con la panna montata viene bendato mentre il partner pur avendo gli ochhi aperti, deve rimanere assolutamente fermo e limitarasi ad aprire il più possibile la bocca per agevolare il compagno.
LA CICCOLATA CALDA
E'un gioco di gruppo senza limitazioni nel numero di persone che possono parteciparvi.
MATERIALE: SEDIE(1 per giocatore),PIATTI DI PLASTICA(1 per giocatore),CIOCCOLATA CALDA.
SPIEGAZIONE
Si sistemano in fila le sedie e sopra ciascuna di esse si dispone un piatto contenente una certa quantità di cioccolata calda,ma non bollente.Si fanno inginocchiare davanti alle sedie i concorrenti cn le mani dietro la schiena.Al via,devono leccare la cioccolata fino a pulire il piatto.Vince chi finisce per primo.
VARIAZIONI
Utilizzare altri cibi,per esempio...spaghetti,frullato,frappè...
Babbo Natale legge le letterine di tutti! Bimbi piccoli e grandi di tutto il mondo, con sogni, desideri, richieste... L'unico requisito è credere nella magia del Natale e di Babbo Natale
COLORIAMO IL NATALE

La parola "Natale"
Sembra che derivi dal latino "natalis dies", giorno della nascita. In Italia si dice "Natale" mentre in Spagna è "Navidad". In tedesco invece si dice "Weihnachten", e cioè "notte santa" (Weih = sacro, e Nacht = notte). In inglese si usa Christmas e Xmas. Il primo termine indica la "messa" di Cristo, e si riferisce al significato religioso del Natale, il secondo comincia con la X, e simboleggia il greco "Xhi" che fu utilizzato per secoli per designare Cristo "Khristo".
Il "Natale": cos'è, come nasce
Il Natale, è la festa con la quale i cristiani celebrano l'avvento di Gesù. Non è storicamente accertato che Gesù è nato il 25 dicembre. La data è stata scelta come contrapposizione cristiana ad una festa di origine romana risalente al IV secolo, che si celebrava nel solstizio d'inverno. Era una festa pagana voluta dall'imperatore Aureliano, nel 275 in onore del dio Sole invitto, della luce che cresce, del sole che viene ed era celebrata anche in tutto il vicino Oriente. Festa da celebrarsi, per l'appunto, il 25 dicembre, cioè quattro giorni dopo il solstizio d'inverno che cade il 21 dicembre. Dopo tale data la luce rinasce e prende gradatamente il sopravvento sulle tenebre, le giornate si allungano fino al 21 giugno, il giorno più lungo dell'anno: il solstizio d'estate. I cristiani d'oriente ripresero questa tradizione pagana e iniziarono a ricordare il 6 gennaio come data dell'avvento del Messia, festa di luce e di epiphania. La Chiesa, poi, per contrastare il perpetuarsi di tale festa pagana radicata nella tradizione popolare, decise di celebrare in quella medesima data il dies natalis Christi, la nascita di Gesù: "Luce dei mondo", "Sole" che brillerà in eterno. Tra il 325 e il 354 d.c. a Roma venne definitivamente fissato il 25 dicembre come giorno della celebrazione della nascita di Gesù.
Il Calendario dell'Avvento
La tradizione del Calendario dell'Avvento è molto antica. Le mamme, nei tempi andati, preparavano delle casette con 24 finestrelle, che I bambini aprivano, una per giorno, nei 24 giorni che precedevano il Natale. In genere questa operazione avveniva la mattina, perché all'interno della finestra c'era un versetto della Bibbia, da recitare insieme. Poi un giorno un certo Gerhard Lang, a Monaco di Baviera, ebbe un'idea: continuare la tradizione di sua madre, che di anno in anno per Natale preparava calendari colorati per i suoi figli. E così decise di stampare il primo Calendario dell'Avvento. Era l'anno 1908. Questa idea ebbe un grande successo e fu ripresa da molte ditte che cominciarono a stampare calendari. Negli anni '20 il calendario ebbe un'evoluzione, sostituendo i famosi versetti con piccoli quadratini di cioccolato, uno dietro ogni finestrella. Ed oggi, ad oltre 90 anni di distanza, I Calendari dell'Avvento sono ancora decorati con piccoli cioccolatini, e accompagnano I bambini nei 24 giorni prima del Natale, mettendo alla prova I più golosi e la loro pazienza!
La Corona dell'Avvento
E' un elemento essenziale della preparazione del Natale nei paesi germanici e scandinavi, dove non c'è casa, chiesa o luogo pubblico dove non faccia mostra di sé. E' una corona di benvenuto o buon augurio e deriva da un'antica tradizione pre-cristiana poi cristianizzata: nell'antichità era usanza intrecciare una corona di foglie sempreverdi che rappresentava la speranza di una rinascita e tale simbologia è proseguita nei secoli fino a diffondersi tra i popoli cristiani e a concretizzarsi in una corona di rami di abete ornata da quattro candele, simboleggianti le quattro settimane che precedono il Natale, il periodo dell'Avvento, appunto. Le candele, che la tradizione vuole di colore viola, vengono accesse una ogni domenica di Avvento fino alla sera di Natale, quando le quattro candele accese evocano il risorgere della luce. Ogni candela ha un significato: la candela di Betlemme, quella dei pastori, quella dei profeti e quella degli angeli.
L'abete di Natale
Forse non tutti sanno che la sua usanza risale ancora ai Romani, che il primo gennaio usavano decorare le loro case con rami di conifere in onore del Dio Giano. L'usanza proseguì nel Medioevo lungo la valle del Reno e in Alsazia si diffuse l'abitudine di porre nelle corti delle Chiese il 24 dicembre un albero ai cui rami pendevano delle mele, simbolo del frutto della tentazione di Adamo. Per imitare questi alberi del paradiso esposti nelle chiese, anche i singoli iniziarono dapprima a mettere nelle loro case dei rami d'abete sostituiti poi verso il 15º secolo da piccoli abeti ornati allo stesso modo. Nel corso dei secoli la decorazione dell'albero si evolve e vengono aggiunte prima delle ostie, poi dei fiori in carta multicolore ("rose di natale"). Man mano gli artigiani si specializzano e con del leggero metallo cromato vengono confezionati fiori, angeli e stelle, che vanno ad arrichire le decorazioni dell'albero. Poco a poco piccoli dolci leggeri, realizzati con stampi a ferro-caldo vengono aggiunti alle decorazioni. Ci si comincia a sbizzarrire nelle forme e con la pasta dei dolci, lo zucchero e il marzapane si preparano ogni sorta di decorazioni da appendere all'albero: angioletti, stelline, cavallucci, cuori, lune, fiori, tantissime forme che avevano significati religiosi o profani. Nelle seconda metà del 19º secolo si cominciano a stampare delle immagini da attaccare su dolci di zucchero o di cioccolata. Dopo l'invenzione della glassa di zucchero, i dolciumi cominciano ad essere decorati con glassa e granelli di vario colore. Poco a poco si aggiungono le noci dorate e argentate. Arrivano le figurine in cera, di solito angeli decorati con lamine di metallo dorato argentato. Con queste lamine si cominciano a confezionare anche delle ghirlande e a dorare le pigne degli abeti. L'abilità aumenta e appaiono le prime sfere, gli uccellini, le stelle in vetro soffiato e colorato. E siamo arrivati ai nostri giorni e alla fine della storia.
La leggende delle palle colorate
A Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così andò a visitarlo e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Ecco perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo le palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.
La leggende della campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme per recarsi ad incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino, ma nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il rintocco di una campana da bestiame. Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì la campana fino alla stalla ove la mucca lo portò fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.
San Nicola
San Nicola nacque verso il 270, forse a Patara, nella Licia (attuale Turchia). Rimasto orfano ancora giovinetto, venne accolto da uno zio che risiedeva nella città di Mira (oggi Dembre). Ben presto Nicola si fece ammirare per la grande bontà e generosità che animavano il suo operato soprattutto verso i più poveri, ai quali distribuì le ricchezze ricevute in eredità dai genitori.
In seguito venne ordinato sacerdote dal vescovo di Mira e, alla morte di questi, ne divenne il successore. Anche in questo campo si distinse ben presto per lo zelo pastorale e l'amorevole cura con la quale seguì il suo "gregge", mentre la risonanza di grandi miracoli da lui compiuti si diffondeva ovunque accrescendo la fama di santo riconosciutagli dai suoi stessi contemporanei.
L'indomito vescovo, alla sua morte avvenuta il 6 dicembre ma di cui non si conosce con esattezza l'anno (si pensa tra il 345 e il 352), venne sepolto nella cattedrale di Mira.
Le reliquie rimasero a Mira fino al 1087 (la città intanto da diversi anni si trovava sotto il dominio turco), allorché un gruppo di marinai baresi le trafugarono e trasportarono a Bari dove giunsero il 9 maggio 1087 e dove tuttora si trovano. Il fatto che in questa città siano conservate le sue reliquie ha fatto sì che il taumaturgo di Mira sia comunemente conosciuto anche come san Nicola di Bari, di cui venne proclamato patrono.
In diversi paesi del nord Europa questo santo ha dato origine a tradizioni che si intrecciano con la festa della natività.
In Olanda, ad esempio, San Nicola che i bambini chiamano familiarmente Sinter Klaus, con l'abito rosso, la barba bianca e la mitra vescovile in testa, era stato adottato dagli abitanti come portatore di doni per i più piccini. Dall'Olanda la tradizione raggiunse le colonie americane dei Nuovo Mondo, e anche lì Sinter Klaus (Santa Claus) continuò a spostarsi di casa in casa lasciando regali a tutti i bambini.
Con il trascorrere del tempo il suo aspetto mutò, il cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire i regali, proprio come Santa Klaus (cioè san Nicola) di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.
Nei paesi dell'area germanica (Alsazia compresa) continua a vivere la tradizione di Sankt Nikolaus, e in diversi paesi il 6 dicembre un vecchietto con la mitra vescovile in testa sfila in corteo per le città distribuendo dolci e doni ai bambini bravi. E' accompagnato da angeli e dai diavoli, i "Krampus", che portano invece fruste ai bambini cattivi.
Le strenne
Gli abitanti dell'antica Roma erano soliti scambiarsi, in occasione di feste e a capodanno, dei regali chiamati strenne.
Tale consuetudine si ricollegava ad una tradizione secondo la quale, il primo giorno dell'anno, al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna (dea sabina della salute?). Questo rito augurale si diffuse tra il popolo e, ben presto, i rametti di alloro, di ulivo e di fico vennero sostituiti da regali vari.
Ecco perchè i regali di natale, secondo questa tradizione giunta fino a noi, si chiamano anche "strenne".
Il biancospino
Germoglia nei giorni di Natale e fiorisce a Pasqua. La credenza popolare ritiene benefico il biancospino di Glastonbury perchè lo fa risalire al bastone che Giuseppe d'Arimatea aveva piantato con le sue mani.
Il vischio
E' la pianta natalizia tradizionalmente riconosciuta come pianta di buon augurio: incarna lo spirito vitale ed è quindi protettivo, poiché non possiede legami con la terra e viene anche considerato una panacea contro tutti i mali. Già Virgilio nell'Eneide lo cita per le sue virtù magiche ed anche i Celti lo adoravano come pianta sacra. I sacerdoti druidi in occasione del solstizio d'inverno lo distribuivano al popolo che lo considerava un dono del cielo e credeva nel suo effetto medicamentoso. Ancora oggi si usa donare un rametto di vischio come simbolo di buon augurio per il nuovo anno.
Il vin brûlé (Glühwein)
E' una componente essenziale dell'atmosfera dei mercatini di Natale. E' preparato con vino, in genere rosso, riscaldato e al quale vengono aggiunte cannella e spezie aromatiche. Nei mercatini natalizi viene servito, dagli stands gastronomici, in tazze coniate per l'occasione, per le quali si paga una cauzione, corrispondente in genere al valore commerciale della tazza. La decorazione e il colore delle tazze varia ogni anno e alcuni mercatini, di solito i più importanti e più organizzati, fanno incidere anche la data dell'anno in corso e il nome della loro località.
Sembra che derivi dal latino "natalis dies", giorno della nascita. In Italia si dice "Natale" mentre in Spagna è "Navidad". In tedesco invece si dice "Weihnachten", e cioè "notte santa" (Weih = sacro, e Nacht = notte). In inglese si usa Christmas e Xmas. Il primo termine indica la "messa" di Cristo, e si riferisce al significato religioso del Natale, il secondo comincia con la X, e simboleggia il greco "Xhi" che fu utilizzato per secoli per designare Cristo "Khristo".
Il "Natale": cos'è, come nasce
Il Natale, è la festa con la quale i cristiani celebrano l'avvento di Gesù. Non è storicamente accertato che Gesù è nato il 25 dicembre. La data è stata scelta come contrapposizione cristiana ad una festa di origine romana risalente al IV secolo, che si celebrava nel solstizio d'inverno. Era una festa pagana voluta dall'imperatore Aureliano, nel 275 in onore del dio Sole invitto, della luce che cresce, del sole che viene ed era celebrata anche in tutto il vicino Oriente. Festa da celebrarsi, per l'appunto, il 25 dicembre, cioè quattro giorni dopo il solstizio d'inverno che cade il 21 dicembre. Dopo tale data la luce rinasce e prende gradatamente il sopravvento sulle tenebre, le giornate si allungano fino al 21 giugno, il giorno più lungo dell'anno: il solstizio d'estate. I cristiani d'oriente ripresero questa tradizione pagana e iniziarono a ricordare il 6 gennaio come data dell'avvento del Messia, festa di luce e di epiphania. La Chiesa, poi, per contrastare il perpetuarsi di tale festa pagana radicata nella tradizione popolare, decise di celebrare in quella medesima data il dies natalis Christi, la nascita di Gesù: "Luce dei mondo", "Sole" che brillerà in eterno. Tra il 325 e il 354 d.c. a Roma venne definitivamente fissato il 25 dicembre come giorno della celebrazione della nascita di Gesù.
Il Calendario dell'Avvento
La tradizione del Calendario dell'Avvento è molto antica. Le mamme, nei tempi andati, preparavano delle casette con 24 finestrelle, che I bambini aprivano, una per giorno, nei 24 giorni che precedevano il Natale. In genere questa operazione avveniva la mattina, perché all'interno della finestra c'era un versetto della Bibbia, da recitare insieme. Poi un giorno un certo Gerhard Lang, a Monaco di Baviera, ebbe un'idea: continuare la tradizione di sua madre, che di anno in anno per Natale preparava calendari colorati per i suoi figli. E così decise di stampare il primo Calendario dell'Avvento. Era l'anno 1908. Questa idea ebbe un grande successo e fu ripresa da molte ditte che cominciarono a stampare calendari. Negli anni '20 il calendario ebbe un'evoluzione, sostituendo i famosi versetti con piccoli quadratini di cioccolato, uno dietro ogni finestrella. Ed oggi, ad oltre 90 anni di distanza, I Calendari dell'Avvento sono ancora decorati con piccoli cioccolatini, e accompagnano I bambini nei 24 giorni prima del Natale, mettendo alla prova I più golosi e la loro pazienza!
La Corona dell'Avvento
E' un elemento essenziale della preparazione del Natale nei paesi germanici e scandinavi, dove non c'è casa, chiesa o luogo pubblico dove non faccia mostra di sé. E' una corona di benvenuto o buon augurio e deriva da un'antica tradizione pre-cristiana poi cristianizzata: nell'antichità era usanza intrecciare una corona di foglie sempreverdi che rappresentava la speranza di una rinascita e tale simbologia è proseguita nei secoli fino a diffondersi tra i popoli cristiani e a concretizzarsi in una corona di rami di abete ornata da quattro candele, simboleggianti le quattro settimane che precedono il Natale, il periodo dell'Avvento, appunto. Le candele, che la tradizione vuole di colore viola, vengono accesse una ogni domenica di Avvento fino alla sera di Natale, quando le quattro candele accese evocano il risorgere della luce. Ogni candela ha un significato: la candela di Betlemme, quella dei pastori, quella dei profeti e quella degli angeli.
L'abete di Natale
Forse non tutti sanno che la sua usanza risale ancora ai Romani, che il primo gennaio usavano decorare le loro case con rami di conifere in onore del Dio Giano. L'usanza proseguì nel Medioevo lungo la valle del Reno e in Alsazia si diffuse l'abitudine di porre nelle corti delle Chiese il 24 dicembre un albero ai cui rami pendevano delle mele, simbolo del frutto della tentazione di Adamo. Per imitare questi alberi del paradiso esposti nelle chiese, anche i singoli iniziarono dapprima a mettere nelle loro case dei rami d'abete sostituiti poi verso il 15º secolo da piccoli abeti ornati allo stesso modo. Nel corso dei secoli la decorazione dell'albero si evolve e vengono aggiunte prima delle ostie, poi dei fiori in carta multicolore ("rose di natale"). Man mano gli artigiani si specializzano e con del leggero metallo cromato vengono confezionati fiori, angeli e stelle, che vanno ad arrichire le decorazioni dell'albero. Poco a poco piccoli dolci leggeri, realizzati con stampi a ferro-caldo vengono aggiunti alle decorazioni. Ci si comincia a sbizzarrire nelle forme e con la pasta dei dolci, lo zucchero e il marzapane si preparano ogni sorta di decorazioni da appendere all'albero: angioletti, stelline, cavallucci, cuori, lune, fiori, tantissime forme che avevano significati religiosi o profani. Nelle seconda metà del 19º secolo si cominciano a stampare delle immagini da attaccare su dolci di zucchero o di cioccolata. Dopo l'invenzione della glassa di zucchero, i dolciumi cominciano ad essere decorati con glassa e granelli di vario colore. Poco a poco si aggiungono le noci dorate e argentate. Arrivano le figurine in cera, di solito angeli decorati con lamine di metallo dorato argentato. Con queste lamine si cominciano a confezionare anche delle ghirlande e a dorare le pigne degli abeti. L'abilità aumenta e appaiono le prime sfere, gli uccellini, le stelle in vetro soffiato e colorato. E siamo arrivati ai nostri giorni e alla fine della storia.
La leggende delle palle colorate
A Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così andò a visitarlo e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Ecco perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo le palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.
La leggende della campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme per recarsi ad incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino, ma nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose, il bimbo udì in lontananza il rintocco di una campana da bestiame. Pensò "Forse quella mucca si trova proprio nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì la campana fino alla stalla ove la mucca lo portò fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.
San Nicola
San Nicola nacque verso il 270, forse a Patara, nella Licia (attuale Turchia). Rimasto orfano ancora giovinetto, venne accolto da uno zio che risiedeva nella città di Mira (oggi Dembre). Ben presto Nicola si fece ammirare per la grande bontà e generosità che animavano il suo operato soprattutto verso i più poveri, ai quali distribuì le ricchezze ricevute in eredità dai genitori.
In seguito venne ordinato sacerdote dal vescovo di Mira e, alla morte di questi, ne divenne il successore. Anche in questo campo si distinse ben presto per lo zelo pastorale e l'amorevole cura con la quale seguì il suo "gregge", mentre la risonanza di grandi miracoli da lui compiuti si diffondeva ovunque accrescendo la fama di santo riconosciutagli dai suoi stessi contemporanei.
L'indomito vescovo, alla sua morte avvenuta il 6 dicembre ma di cui non si conosce con esattezza l'anno (si pensa tra il 345 e il 352), venne sepolto nella cattedrale di Mira.
Le reliquie rimasero a Mira fino al 1087 (la città intanto da diversi anni si trovava sotto il dominio turco), allorché un gruppo di marinai baresi le trafugarono e trasportarono a Bari dove giunsero il 9 maggio 1087 e dove tuttora si trovano. Il fatto che in questa città siano conservate le sue reliquie ha fatto sì che il taumaturgo di Mira sia comunemente conosciuto anche come san Nicola di Bari, di cui venne proclamato patrono.
In diversi paesi del nord Europa questo santo ha dato origine a tradizioni che si intrecciano con la festa della natività.
In Olanda, ad esempio, San Nicola che i bambini chiamano familiarmente Sinter Klaus, con l'abito rosso, la barba bianca e la mitra vescovile in testa, era stato adottato dagli abitanti come portatore di doni per i più piccini. Dall'Olanda la tradizione raggiunse le colonie americane dei Nuovo Mondo, e anche lì Sinter Klaus (Santa Claus) continuò a spostarsi di casa in casa lasciando regali a tutti i bambini.
Con il trascorrere del tempo il suo aspetto mutò, il cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire i regali, proprio come Santa Klaus (cioè san Nicola) di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.
Nei paesi dell'area germanica (Alsazia compresa) continua a vivere la tradizione di Sankt Nikolaus, e in diversi paesi il 6 dicembre un vecchietto con la mitra vescovile in testa sfila in corteo per le città distribuendo dolci e doni ai bambini bravi. E' accompagnato da angeli e dai diavoli, i "Krampus", che portano invece fruste ai bambini cattivi.
Le strenne
Gli abitanti dell'antica Roma erano soliti scambiarsi, in occasione di feste e a capodanno, dei regali chiamati strenne.
Tale consuetudine si ricollegava ad una tradizione secondo la quale, il primo giorno dell'anno, al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna (dea sabina della salute?). Questo rito augurale si diffuse tra il popolo e, ben presto, i rametti di alloro, di ulivo e di fico vennero sostituiti da regali vari.
Ecco perchè i regali di natale, secondo questa tradizione giunta fino a noi, si chiamano anche "strenne".
Il biancospino
Germoglia nei giorni di Natale e fiorisce a Pasqua. La credenza popolare ritiene benefico il biancospino di Glastonbury perchè lo fa risalire al bastone che Giuseppe d'Arimatea aveva piantato con le sue mani.
Il vischio
E' la pianta natalizia tradizionalmente riconosciuta come pianta di buon augurio: incarna lo spirito vitale ed è quindi protettivo, poiché non possiede legami con la terra e viene anche considerato una panacea contro tutti i mali. Già Virgilio nell'Eneide lo cita per le sue virtù magiche ed anche i Celti lo adoravano come pianta sacra. I sacerdoti druidi in occasione del solstizio d'inverno lo distribuivano al popolo che lo considerava un dono del cielo e credeva nel suo effetto medicamentoso. Ancora oggi si usa donare un rametto di vischio come simbolo di buon augurio per il nuovo anno.
Il vin brûlé (Glühwein)
E' una componente essenziale dell'atmosfera dei mercatini di Natale. E' preparato con vino, in genere rosso, riscaldato e al quale vengono aggiunte cannella e spezie aromatiche. Nei mercatini natalizi viene servito, dagli stands gastronomici, in tazze coniate per l'occasione, per le quali si paga una cauzione, corrispondente in genere al valore commerciale della tazza. La decorazione e il colore delle tazze varia ogni anno e alcuni mercatini, di solito i più importanti e più organizzati, fanno incidere anche la data dell'anno in corso e il nome della loro località.

Art. 1
Chi ha meno di 18 anni ha tutti i diritti elencati nella convenzione.
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Art. 2
Ogni bambino e ragazzo ha i diritti elencati nella convenzione; non ha importanza il colore della pelle, né il sesso, né la religione, non ha importanza che lingua parla, né se è un disabile, né se è ricco o povero.
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Art. 3
Il Governo e i genitori devono fare quello che è meglio per tutelare il
benessere del bambino.
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Art. 6
Tutti devono riconoscere che hai il diritto di vivere.
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Art. 7
Hai il diritto di avere un nome, una nazionalità e il diritto di conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro.
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Art. 9
Non dovresti venire separato dai tuoi genitori, a meno che non sia per il tuo bene.
Se i tuoi genitori decidono di vivere separati, dovrai vivere con uno solo di essi, ma hai il diritto di poter contattare facilmente tutti e due.
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Art. 10
Se tu e i tuoi genitori vivete in due nazioni diverse, avete il diritto di ritornare assieme e vivere nello stesso posto.
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Art. 11
Nessuno ha il diritto di rapirti, e se vieni rapito il governo dovrebbe fare di tutto per liberarti.
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Art. 13
Hai il diritto di imparare e di esprimerti per mezzo delle parole, della scrittura, dell'arte e così via, a meno che queste attività non danneggino i diritti degli altri.
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Art. 14
Hai il diritto di pensare quello che vuoi e di appartenere alla religione che preferisci.
I tuoi genitori dovrebbero aiutarti a distinguere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
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Art. 2
Hai il diritto di incontrare altre persone, fare amicizia con loro, e fondare delle associazioni, a meno che ciò non danneggi i diritti degli altri.
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Art. 16
Hai il diritto di avere una vita privata. Per esempio, puoi tenere un diario che gli altri non hanno il diritto di leggere.
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Art. 17
Hai il diritto di raccogliere informazioni dalle radio, dai giornali, dalle televisioni, dai libri di tutto il mondo. Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu riceva delle informazioni che puoi capire.
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Art. 18
I tuoi genitori dovrebbero collaborare per allevarti e dovrebbero fare quel che è meglio per te.
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Art. 19
Nessuno dovrebbe farti del male in nessun modo.
Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu sia protetto da abusi, violenze o negligenze.
Nemmeno i tuoi genitori hanno il diritto di farti del male.
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Art. 20
Se non hai i genitori, o se vivere con i tuoi genitori è pericoloso per te, hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale.
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Art. 21
Se devi essere adottato, gli adulti dovrebbero assicurarsi che vengano scelte le soluzioni più vantaggiose per te.
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Art. 22
Se sei un rifugiato (cioè se devi lasciare al tua nazione perché viverci sarebbero pericoloso per te) hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale.
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Art. 23
Se sei un disabile, fisico o psichico, hai diritto a cure speciali e a un'istruzione speciale, che ti permettano di crescere come gli altri bambini.
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Art. 24
Hai il diritto di godere di una buona salute. Ciò significa che dovresti ricevere cure mediche e farmaci quando sei malato. Gli adulti dovrebbero fare di tutto per evitare che i bambini si ammalino, in primo luogo nutrendoli e prendendosi cura di essi.
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Art. 27
Hai il diritto ad uno standard di vita sufficientemente buono. Ciò significa che i tuoi genitori hanno l'obbligo di assicurarti cibo, vestiti, un alloggio, etc. Se i tuoi genitori non possono permettersi queste cose, il governo dovrebbe aiutarli.
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Art. 28
Hai il diritto di ricevere un'istruzione. Devi ricevere un'istruzione di base fino a 15 anni e deve essere gratuita. Dovresti poter andare a scuola fino a 18 anni.
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Art. 29
Lo scopo della tua istruzione è di sviluppare al meglio la tua personalità, i tuoi talenti e le tue capacità mentali e fisiche. L'istruzione dovrebbe anche prepararti a vivere in maniera responsabile e pacifica, in una società libera, nel rispetto dei diritti degli altri, e nel rispetto dell'ambiente.
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Art. 30
Se appartieni ad una minoranza hai il diritto di mantenere la tua cultura, professare la tua religione e parlare la tua lingua.
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Art. 31
Hai il diritto di giocare.
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Art. 32
Hai il diritto di essere protetto dal lavorare in posti o in condizioni che possano danneggiare la tua salute o impedire la tua istruzione. Se il tuo lavoro produce un guadagno dovresti essere pagato in modo adeguato.
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Art. 33
Hai il diritto di essere protetto dalle droghe e dalle attività illegali volte a produrre e spacciare droghe.
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Art. 34
Hai il diritto di essere protetto dagli abusi sessuali.Ciò significa che nessuno può fare nulla al tuo corpo contro la tua volontà; per esempio, nessuno può toccarti o scattarti foto o farti dire cose che non vuoi dire.
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Art. 35
A nessuno è permesso rapirti o venderti.
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Art. 37
Anche se fai qualcosa di sbagliato, a nessuno è permesso punirti in una maniera che ti umili o ti ferisca gravemente.
Non dovresti mai essere rinchiuso in prigione, se non come rimedio estremo; e se vieni messo in prigione hai diritto ad attenzioni speciali e a visite regolari della tua famiglia.
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Art. 40
Hai il diritto di difenderti se sei stato accusato di aver commesso un crimine.
La polizia e gli avvocati e i giudici in aula dovrebbero trattarti con rispetto e assicurarsi che tu capisca quello che sta succedendo.
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Art. 42
Tutti dovrebbero sapere che esiste questa convenzione.
Hai il diritto di sapere quali sono i tuoi diritti, e anche gli adulti dovrebbero conoscerli.
Chi ha meno di 18 anni ha tutti i diritti elencati nella convenzione.
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Art. 2
Ogni bambino e ragazzo ha i diritti elencati nella convenzione; non ha importanza il colore della pelle, né il sesso, né la religione, non ha importanza che lingua parla, né se è un disabile, né se è ricco o povero.
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Art. 3
Il Governo e i genitori devono fare quello che è meglio per tutelare il
benessere del bambino.
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Art. 6
Tutti devono riconoscere che hai il diritto di vivere.
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Art. 7
Hai il diritto di avere un nome, una nazionalità e il diritto di conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro.
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Art. 9
Non dovresti venire separato dai tuoi genitori, a meno che non sia per il tuo bene.
Se i tuoi genitori decidono di vivere separati, dovrai vivere con uno solo di essi, ma hai il diritto di poter contattare facilmente tutti e due.
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Art. 10
Se tu e i tuoi genitori vivete in due nazioni diverse, avete il diritto di ritornare assieme e vivere nello stesso posto.
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Art. 11
Nessuno ha il diritto di rapirti, e se vieni rapito il governo dovrebbe fare di tutto per liberarti.
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Art. 13
Hai il diritto di imparare e di esprimerti per mezzo delle parole, della scrittura, dell'arte e così via, a meno che queste attività non danneggino i diritti degli altri.
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Art. 14
Hai il diritto di pensare quello che vuoi e di appartenere alla religione che preferisci.
I tuoi genitori dovrebbero aiutarti a distinguere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
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Art. 2
Hai il diritto di incontrare altre persone, fare amicizia con loro, e fondare delle associazioni, a meno che ciò non danneggi i diritti degli altri.
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Art. 16
Hai il diritto di avere una vita privata. Per esempio, puoi tenere un diario che gli altri non hanno il diritto di leggere.
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Art. 17
Hai il diritto di raccogliere informazioni dalle radio, dai giornali, dalle televisioni, dai libri di tutto il mondo. Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu riceva delle informazioni che puoi capire.
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Art. 18
I tuoi genitori dovrebbero collaborare per allevarti e dovrebbero fare quel che è meglio per te.
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Art. 19
Nessuno dovrebbe farti del male in nessun modo.
Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu sia protetto da abusi, violenze o negligenze.
Nemmeno i tuoi genitori hanno il diritto di farti del male.
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Art. 20
Se non hai i genitori, o se vivere con i tuoi genitori è pericoloso per te, hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale.
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Art. 21
Se devi essere adottato, gli adulti dovrebbero assicurarsi che vengano scelte le soluzioni più vantaggiose per te.
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Art. 22
Se sei un rifugiato (cioè se devi lasciare al tua nazione perché viverci sarebbero pericoloso per te) hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale.
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Art. 23
Se sei un disabile, fisico o psichico, hai diritto a cure speciali e a un'istruzione speciale, che ti permettano di crescere come gli altri bambini.
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Art. 24
Hai il diritto di godere di una buona salute. Ciò significa che dovresti ricevere cure mediche e farmaci quando sei malato. Gli adulti dovrebbero fare di tutto per evitare che i bambini si ammalino, in primo luogo nutrendoli e prendendosi cura di essi.
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Art. 27
Hai il diritto ad uno standard di vita sufficientemente buono. Ciò significa che i tuoi genitori hanno l'obbligo di assicurarti cibo, vestiti, un alloggio, etc. Se i tuoi genitori non possono permettersi queste cose, il governo dovrebbe aiutarli.
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Art. 28
Hai il diritto di ricevere un'istruzione. Devi ricevere un'istruzione di base fino a 15 anni e deve essere gratuita. Dovresti poter andare a scuola fino a 18 anni.
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Art. 29
Lo scopo della tua istruzione è di sviluppare al meglio la tua personalità, i tuoi talenti e le tue capacità mentali e fisiche. L'istruzione dovrebbe anche prepararti a vivere in maniera responsabile e pacifica, in una società libera, nel rispetto dei diritti degli altri, e nel rispetto dell'ambiente.
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Art. 30
Se appartieni ad una minoranza hai il diritto di mantenere la tua cultura, professare la tua religione e parlare la tua lingua.
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Art. 31
Hai il diritto di giocare.
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Art. 32
Hai il diritto di essere protetto dal lavorare in posti o in condizioni che possano danneggiare la tua salute o impedire la tua istruzione. Se il tuo lavoro produce un guadagno dovresti essere pagato in modo adeguato.
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Art. 33
Hai il diritto di essere protetto dalle droghe e dalle attività illegali volte a produrre e spacciare droghe.
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Art. 34
Hai il diritto di essere protetto dagli abusi sessuali.Ciò significa che nessuno può fare nulla al tuo corpo contro la tua volontà; per esempio, nessuno può toccarti o scattarti foto o farti dire cose che non vuoi dire.
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Art. 35
A nessuno è permesso rapirti o venderti.
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Art. 37
Anche se fai qualcosa di sbagliato, a nessuno è permesso punirti in una maniera che ti umili o ti ferisca gravemente.
Non dovresti mai essere rinchiuso in prigione, se non come rimedio estremo; e se vieni messo in prigione hai diritto ad attenzioni speciali e a visite regolari della tua famiglia.
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Art. 40
Hai il diritto di difenderti se sei stato accusato di aver commesso un crimine.
La polizia e gli avvocati e i giudici in aula dovrebbero trattarti con rispetto e assicurarsi che tu capisca quello che sta succedendo.
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Art. 42
Tutti dovrebbero sapere che esiste questa convenzione.
Hai il diritto di sapere quali sono i tuoi diritti, e anche gli adulti dovrebbero conoscerli.

La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e in Italia ratificata con Legge del 27 maggio 1991 n. 176.
Prima del 1989 la Comunità internazionale si era occupata
del problema della tutela dei diritti dei fanciulli già due volte, nel 1924 e nel 1959, con l’enunciazione del diritto ad un sano sviluppo psicofisico, del diritto a non subire discriminazioni, ad avere un nome, una nazionalità, assistenza e protezione dalla Stato di appartenenza, e riconoscendo ai minori una propria soggettività di fronte al diritto, aprendo in tal modo una breccia nella visione adulto centrica da sempre accolta dagli Stati.
Tuttavia è solo con la convenzione del 1989 che si ottiene una protezione piena e completa dell’infanzia. La convenzione di New York, infatti, non si limita ad una dichiarazione di principi generali, ma se ratificata, rappresenta un vero e proprio vincolo giuridico per gli Stati contraenti, i quali dovranno uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione medesima per far sì che i diritti e le libertà in essa proclamate vengano attuati.
A tutt’oggi, la Convenzione dei Diritti del Fanciullo del 1989 è stata ratificata da 192 Paesi del mondo, tra i quali vi è l’Italia.
Essa rappresenta una tappa fondamentale nel cammino volto al riconoscimento della soggettività del bambino, che finalmente diviene titolare di situazioni giuridiche soggettive a fronte delle quali, i genitori, lo Stato e la Comunità Internazionale si impegnino, con diversi livelli di responsabilità, a predisporre un sistema che ne realizzi il “superiore interesse”.
Prima del 1989 la Comunità internazionale si era occupata
del problema della tutela dei diritti dei fanciulli già due volte, nel 1924 e nel 1959, con l’enunciazione del diritto ad un sano sviluppo psicofisico, del diritto a non subire discriminazioni, ad avere un nome, una nazionalità, assistenza e protezione dalla Stato di appartenenza, e riconoscendo ai minori una propria soggettività di fronte al diritto, aprendo in tal modo una breccia nella visione adulto centrica da sempre accolta dagli Stati.
Tuttavia è solo con la convenzione del 1989 che si ottiene una protezione piena e completa dell’infanzia. La convenzione di New York, infatti, non si limita ad una dichiarazione di principi generali, ma se ratificata, rappresenta un vero e proprio vincolo giuridico per gli Stati contraenti, i quali dovranno uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione medesima per far sì che i diritti e le libertà in essa proclamate vengano attuati.
A tutt’oggi, la Convenzione dei Diritti del Fanciullo del 1989 è stata ratificata da 192 Paesi del mondo, tra i quali vi è l’Italia.
Essa rappresenta una tappa fondamentale nel cammino volto al riconoscimento della soggettività del bambino, che finalmente diviene titolare di situazioni giuridiche soggettive a fronte delle quali, i genitori, lo Stato e la Comunità Internazionale si impegnino, con diversi livelli di responsabilità, a predisporre un sistema che ne realizzi il “superiore interesse”.